Dai giornalisti una richiesta di strategia per la Rai
Ottobre 25, 2005 on 11:40 am | In Tecnologia | 3 Commentsdi Michele Mezza
Per un’associazione di giornalisti della rai, quale quella che vogliamo costruire, il rapporto con l’esterno, in particolare con il mondo della politica, diventa inevitabilmente un severo banco di prova di dichiarare cosa in realtà siamo e cosa vogliamo fare.
Si tratta infatti di “praticare l’obbiettivo” come si diceva una volta, in ben altri contesti. Di mettere in pratica quello per cui si dice di volersi organizzare: trasparenza, autonomia, qualità,efficacia.
Il tutto con un senso della misura, almeno evitando velleitarismi e caricature.
Il metodo: elaborare per la politica senza essere nella politica
Partiamo intanto dall’efficacia: siamo un gruppo di giornalisti Rai, un marchio che non ci aiuta ad ottenere immediata udienza. Non siamo i primi, e non saremo gli ultimi, a rivolgerci alla politica alla vigilia di un cambiamento. Le considerazioni e le battute si sprecheranno. Certo mettiamo sul tavolo biografie e pratiche professionali che dovrebbero farci uscire dal mucchio. Ma potrebbe non essere così automatico. Dobbiamo allora darci un volto e una motivazione condivise. Qui entra in campo la competenza: se siamo giornalisti dovremo parlare con competenza del mestiere, tanto più se collocato in un contesto particolare, quale quello di un’azienda di servizio pubblico. Partiamo allora dalla nostra specificità , che non può ridursi al disagio di talenti professionali sacrificati dall’arbitrio politico. Siamo infatti espressioni di uno dei mestieri più investiti dall’innovazione e come tali dovremmo dare un contributo a decifrare il fenomeno dell’innovazione, a far comprendere cosa realmente stia accadendo. Forse è un modo per avere da subito con la politica un rapporto paritario, meno subalterno e questuante .Qui c’ entra l’autonomia: noi giornalisti diciamo a voi dirigenti politici quello che sappiamo e vediamo e voi decidete anche con questo supporto .E’ una scelta ,questa ,che coglie uno aspetto particolare del nuovo tempo : la competenza e i saperi sono presupposto e contenuto della decisione politica. Un dato che garantisce autonomia alla stessa politica rispetto ad altri poteri.
Inoltre scegliamo questa strada perché , tra l’altro, il nostro mestiere ci porta a dare conto di quanto sta accadendo, prescindendo da strumentali tornaconti.
E così affermiamo anche il valore della trasparenza.
Il contenuto:dalla pergamena al libro
Siamo giornalisti radiotelevisivi , investiti da un processo tecnologico e culturale che sta ri classificando l’ambiente di lavoro. Una trasformazione che, per la particolarità del nostro settore, attraverso noi va a toccare interessi, diritti e valori dell’intera comunità nazionale. Per questo siamo interlocutori della politica, non perché la Rai tradizionalmente è cosa “ loro”.
Allora partiamo da questo: cosa accade ?.
Stiamo passando dall’epoca della penuria di comunicazione a quella dell’abbondanza. Quello che Ivan Illich felicemente definì “ un passaggio simile a quanto avvenne nel XII secolo con la sostituzione della pergamena con i primi libri copiati a mano”. Anche allora il cambio di tecnologia e linguaggi coincise con una mutazione geo-politica straordinaria, quale fu l’avvio della sostituzione del potere imperiale con la nascente borghesia commerciale .
Così anche oggi il tornante innovativo è il combinato disposto di possenti domande sociali –l’individualizzazione produttiva- e pervasivi processi tecnologici –la materializzazione dei sistemi multimediali. Una combinazione che, come nel XII secolo, riduce ulteriormente lo spazio di mediazione professionale necessaria per erogare i principali servizi di base, a cominciare dall’informazione.
Come giornalisti siamo nel pieno di questo gorgo, come oggetti e soggetti della disintermediazione. Fino ad ora questa tendenza non è stata metabolizzata sistematicamente dalla politica, che non vi ha trovato motivazioni e incentivi per rivedere la tradizionale cassetta degli attrezzi.
Nel campo dell’informazione vi è stato un approccio solo ragionieristico, da parte di chi ha voluto vederci solo l’opportunità di tagliare costi e limitare vincoli e diritti.
Ora i processi si fanno più strutturali e il passaggio dalla penuria all’abbondanza muta radicalmente modelli economici, profili professionali, sistemi d’utenza nella comunicazione multimediale. Non si tratta solo di snellire redazioni o alleggerire costi. Si deve ripensare l’intero modello della Televisione generalista di massa , a partire dai linguaggi e dagli assetti organizzativi.
Tocca a noi giornalisti concorrere a dare una anima alla nuova opportunità epocale.Grazie anche all’attuale possibilità di far coincidere l’interesse di chi lavora nel ciclo delle news con quello di chi ne è fruitore. Se non riusciamo a valorizzare quest’interesse la partita mi pare davvero compromessa
Si tratta di dare corpo ad un nuovo progetto professionale che assuma come opportunità ,e non come rischio , lo spirito del tempo, ossia quella debordante risorsa professionale che scaturisce dalla cooperazione in rete, il cosiddetto peer to peer.E’ questo il volano che sta riconfigurando culture, valori, professioni, economie. Guardiamo a cosa è accaduto al mondo della musica e cosa si sta preparando a quello dell’audiovisivo. Ci riferiamo a quelle pratiche ormai diffuse di uso, produzione, scambio di materiali audiovisivi con la rete. Pratiche che stanno definendo nuove pretese sociali, dove il contenuto è un accessorio della volontà individuale. E’ in questa nuova realtà ,definita del fare networking , che bisogna collocare il nostro ragionamento su una professione libera e trasparente. A cominciare proprio dall’idea di libertà. .
In sostanza credo che concetti quali libertà e trasparenza, insieme ad una competitiva presenza pubblica, siano fondati oggi oltre che su valori e motivazioni politico- culturali tradizionali, anche su nuove ragioni legate alla modernità
Proprio le nuove logiche di cooperazione in rete, il cosiddetto open sourse, ci indicano come i nuovi paradigmi della produzione di valore siano fortemente segnati da una pratica di libertà e trasparenza.E’ la rete stessa che reclama una sempre maggiore quantità di individui in grado di interloquire, di interferire, con modelli e sistemi attuali, per modificarli ed evolverne le logiche. La libertà è dunque una funzione produttiva del sistema, insieme ad un valore del tempo.
Tutto questo significa da una parte legare la rivendicazione della libertà professionale anche ad un ragionamento sulle nuove logiche di rete. Il sistema nodale che caratterizza ormai le nostre comunicazioni sono tutte indotte dalla pervasività della rete. Internet è infatti la fabbrica del nostro sistema comunicazionale, dove si stanno riconfigurando i profili del nostro mestiere
. A noi serve qui recuperare proprio il valore econometrico della libertà nel sistema comunicativo multimediale. Dunque la rivendicazione a liberalizzare il sistema televisivo oggi è basata anche su una considerazione di sviluppo: solo con la liberta a produrre si sviluppa il sistema.
In questo contesto collocherei la priorità a salvaguardare la dimensione d’impresa del servizio pubblico: una grande azienda italiana è essenziale per dare al nostro paese ruolo protagonista sul mercato internazionale della comunicazione, dove poter declinare originalmente soluzione tecnologiche e linguaggi espressivi. Gli uni diretta conseguenza delle altre.Questa è la lezione del digitale. Tanto più se l’azienda italiana ha massa critica rilevante quale appunto il servizio pubblico. Ma la mission del servizio pubblico si deve qualificare anche per il clima, la temperie, professionale che determina. Essere una fabbrica di libertà per dare valore al sistema paese. Un ragionamento non dissimile da quello sviluppato da Richard Florida nella sua classifica della creatività. Dove le aree regionali del nostro paese vengono misurate in base a tre indicatori: talenti, tecnologie e tolleranza. Un sistema che si basa proprio sulla reciproca capacità di promozione fra i tre termini, di cui la tolleranza è l’aggregatore sociale.
Il servizio pubblico deve ricavare la sua motivazione, la sua value proposition, rispetto al privato nella capacità di orchestrare libertà e tolleranza ai fini di una valorizzazione dell’intero sistema.
Ricaviamo da questa logica la nuova funzione strategica di un’azienda pubblica sul mercato multimediale nazionale : dare forma e visibilità a primati del sistema paese sul mercato internazionale dei linguaggi e delle soluzioni multimediali.
Una logica difforme dalla concezione pedagogica di una Rai del Maestro Manzi.Una rai che si “pesa” politicamente per la sua capacità di persuasione e di promozione di questo o quella formula politica.
Una logica questa che contempla anche la possibilità che la Rai modifichi geometrie d’impresa e statuti proprietari per intercettare capitali privati, specie se esteri, nella logica di un’integrazione e rafforzamento del suo ciclo multimediale.
Per rendere competitiva e trasparente il servizio pubblico il primo passo è costituito dall’innovazione di processo,prima ancora che di quella di prodotto.La modernizzazione del ciclo produttivo dell’informazione è il buco nero in cui rischia di cadere il modello televisivo italiano.
Infatti se ha senso la considerazione che abbiamo fatto sul nuovo spirito del tempo, il passaggio dalla pergamena al libro, allora è indispensabile dare un nuovo volto al modello a canne d’organo che paralizza i 1.700 giornalisti della Rai. Per convincersi di questa necessità basterebbe chiedersi perché un’azienda forte di 1.700 giornalisti sia sistematicamente tributaria mper le notizie da un’altra di soli 600 come l’ANSA. Il punto è di riorganizzare la potenza produttiva della Rai rompendo le gabbie che immobilizzano in tre sub aziende i giornalisti. Ma non basta, bisogna anche reingegnerizzare il ciclo produttivo, dando al giornalista un ruolo di impresario, organizzatore di flussi informativi largamente mutuati dall’esterno, dalla rete, dall’offerta ormai sistematica che ci viene dalle pratiche di giornalismo spontaneo. E concentrare invece le produzioni originali sui segmenti pregiati – i veri primati informativi da consolidare- o i nuovi servizi agli utenti intermedi- come i territori o i nuovi gestori di canali audiovisivi di Smar Tv.
Una tale scelta risulterebbe anche più coerente con i nuovi scenari internazionali, dove si disegnano strategie di forte centralizzazione delle offerte premium, come appare evidente dalle indicazioni emerse anche all’ultima edizione del Nab, la principale mostra di soluzione del broadcasting, tenutasi recentemente a Las Vegas. Questo del rapporto con il mega trend internazionale è un altro terreno su cui , come professionisti della comunicazione, dotremmo ricavare un ambito di autonomia rispetto alla politica.
Il dibattito avviatosi sul destino della Rai troppe volte ha patito la mancanza di un quadro di riferimento internazionale. Troppo spesso si è discusso infatti di un servizio pubblico inteso come una delle categorie del sistema politico nazionale , e non come uno dei punti più esposto alla competitività internazionale del sistema industriale interno.
Per questo credo utile valutare alcune tendenze di fondo, nelle quali contestualizzare ruolo, ambizioni e rischi del sistema paese, in tutte le sue componenti, pubbliche e private.
Lo stesso avvento del digitale terrestre, passaggio straordinario per il fatto che accompagnerà la transizione dall’analogico al digitale dell’intero modello comunicativo nazionale,ha risentito di questa angustia, limitandosi ad essere interpretato come una semplice furbizia e non invece come un cambio epocale.
La cosa ha limitato anche le ragioni di chi vuole sostenere la rinnovata centralità strategia di un’azienda di servizio pubblico anche al tempo della multimedialità
Solo infatti valutando i nuovi processi di moltiplicazioni delle piattaforme e di centralizzazione delle fonti produttive, possiamo comprendere quale volano possa rappresentare la massa critica della Rai per un paese che non voglia rimanere subalterno sul decisivo mercato televisivo.
Sulla stretta attualita’ , mi pare ad esempio, che sia ormai stata ratificata dal mercato americano la completa transizione della filiera televisiva sul protocollo IP, ossia nel contesto Internet. Diciamo che si considera conclusa l’evoluzione del sistema industriale del broadcasting che ormai si assesta tutto nel nuovo ambiente del web: Internet diventa la fabbrica e non piu’ la vetrina della televisione.Indicativa per questo l’illustrazione del nuovo progetto di Current Tv, la televisione promosso da un gruppo di Venture capitals multimediali capitanati da Al Gore, basata tutta sull’acquisizione di contenuti dalla rete. (vedi Espresso del 29 aprile 2005)
Tutti I grandi marchi dell’industria televisiva stanno presentando sistemi e processi di produzione e distribuzione tutti Internet Integrated.
Questo significa una completa riclassificazione del modello produttivo del sistema televisivo: nuova procedura, nuove figure professionali, nuovi sistemi di business. Il driver di questo processo e’ la cosiddetta produzione a matrice, ossia la possibilita’ di produrre un singolo contenuto e poi di declinarlo su ogni qualsivoglia piattaforma. Grazie a questa soluzione il digitale diventa realmente un’economia di scala e non un costo aggiuntivo come diventa in Italia.
Indicativa per questa direzione è la scelta compiuta da brand quali Sony,Panasonic, Microsoft, Apple, Avid. Sono tutti improntati ad un unico modello di workflow basato sulla post produzione di flussi provenienti dalla rete.
Il senso comune di tutti questi nuovi prodotti sta nella constatazione che ogni declinazione in digitale di un sistema audiovisivo non possa prescindere da un radicale riorientamento del suo modello produttivo . Un modello che, almeno per quanto riguarda le news, ma non solo, riallinei su un unico percorso produttivo la molteplicita’ dei giornalistici, in virtu’ di una piena ottimizzazione della fase di acquisizione, archiviazione ed edizione dei contenuti che arrivano nei piu’ diversi formati.
Se non affrontiamo questo scoglio rischiamo di disegnare castelli in aria, nel parlare di riforma della RAI incentrata su concetti quali :divisione contabile, separazione di missione, specializzazione produttive, produzione multi piattaforma .
Questo significa cominciare a ragionare su un’idea di superamento del modello a canne d’organo, dove ognuno fa tutto per conto suo, prefigurando una struttura integrata attorno al news gatering centrale.
Il secondo punto che emerge con forza dal quadro internazionale riguarda invece una visione piu’ strategica dell’idea di televisione al tempo del digitale. I due corni del ragionamento sono rappresentati dal modello Sony e dal Modello Microsoft.
In sostanza Sony e’ oggi concentrata su una serie di soluzioni ( nuova telecamera in alta definizione dal ridicolo costo di 4000 euro, nuovo sistema produttivo Sonapse integrato, nuovo schermo a 72 pollici con definizione cinematografica che fra due anni costera’ non piu’ di 1800 euro) che presuppone una televisione che loro definiscono Rich: una televisione di grande e spettacolare intrattenimento dove l’alta definizione diverra’ una pretesa sociale , e dove i sistemi utente, come appunto I grandi schermi, imporrano grandi e costosissime produzioni ( film, sport, eventi in real time).Diciamo questa e’ la TV del tempo libero che sara’ preda di tre o quattro gruppi a livello mondiale. La Rich Tv indurrà un nuovo modello di fruizione, ricomponendo attorno ai nuovi schermi la platea televisiva per occasioni solenni, diciamo due,tre volte a settimana. La Tv ritorna così al centro del salotto buono, e attorno ad essa si riunisce l’intera famiglia. Mentre per una fruizione individuale e continua, diciamo tutti i giorni, si propone il modello light, elaborato da Microsoft:una televisione sempre piu’ leggera, legata alla velocita’ e alla stretta attualita’, la Tv del tempo sociale, una televisione di informazione continua, di servizi, di narrazioni locali, questa sara’ ancora la TV nazione.
In entrambi gli scenari diventa essenziale la capacità di un sistema nazionale di definire l’intreccio fra linguaggi e soluzioni tecnologiche. Infatti nel digitale, rispetto all’epoca analogica, le tecnologie sono fluide e diffuse, considerate non più un fattore competitivo ma, proprio per la loro diffusione, una commodity del sistema, come l’energia elettrica e l’acqua corrente.Il valore aggiunto, che determina anche l’autonomia culturale di un sistema, viene dalla capacità di ingegnerizzare modelli di produzione in chiave di stretta coerenza con i linguaggi che si vogliono adottare e vice versa. Insomma contenuto e contenitore sono strettamente connessi, e la varietà dell’uno è data dalla flessibilità dell’altro. Per questo la missione di un servizio pubblico come la Rai, la base materiale di un suo primato da difendere, non è tanto da ricercare nella capacità di fuoco diffusivo ( quante reti) ne nella specificità e nello stile dei linguaggi ( pluralismo). Diffusione e tipicità dei linguaggi nella società dell’abbondanza della comunicazione (abbondanza di reti, frequenze, prodotti e contenuti) si perdono in un brusio di fondo. Strategica è invece la capacità di interferire sui grandi mercati internazionali con profili professionali, approcci tecnologici e linguaggi conseguenti, tali da ricavare un vero e proprio protagonismo del made in Italy. La fiction storica, l’informazione territoriale, la musica, sono contenuti che devono poter condizionare soluzioni hardware e software per poter contare sul mercato. Questa è la prerogativa per cui Rai è un patrimonio nazionale
In questa prospettiva allora si tratta di capire dove collocare il progetto aziendale rispetto alle tendenze indicate, sapendo che dobbiamo dare al servizio pubblico un campo operative dove sia credibile acquisire un primato: un servizio pubblico che non sia leader in almeno un settore non regge Credo che questa discussione possa aiutarci a sciogliere i nodi che abbiamo davanti, rimuovendo pregiudizi e rigidità locali.
Google verso 100 miliardi di $ di capitalizzazione
Ottobre 22, 2005 on 6:58 pm | In Tecnologia | 1 Commentdi Rocco Pellegrini
Tornando da Perugia a Roma con Mezza, 10 giorni fà, abbiamo deciso di produrre, in questo Blog, una serie di articoli sul fenomeno Google che sempre più si afferma nel Nasdaq come una delle società leader.
Noi pensiamo che Google configuri un nuovo modello di business basato sull’intelligenza diffusa che si affermerà nel tempo in competizione colle vecchie glorie prima fra tutte la Microsoft di Bill Gates che è ancora la società più importante nel Nasdaq.
Mentre stavamo riflettendo sul ragionamento, per vedere come articolarlo, una nuova fiammata del titolo di Google ha ulteriormente alzato la quotazione di un 12% in un giorno sulla base dei nuovi risultati economici molto migliori delle previsioni.
Allora per cominciare il ragionamento la cosa migliore è vedere un breve riepilogo della quotazione che ci interessa usando un servizio pubblico di Yahoo finanza accessibile a quest’indirizzo: url=’http://ichart.finance.yahoo.com/table.csv’
Se provate ad usaro direttamente non funziona perchè è un servizio non pensato per i browser ma per programmi come yahooquotes.py, un modulo di Python, che permette di reperire lo storico dei dati in una lista giorno per giorno.
Ho usato questo programma per vedere la storia e quel che possiamo inferire dai dati è davvero notevole.
Quando nel marzo del 2004 i dirigenti di Google dissero di no ad un’offerta d’acqusto di 10 miliardi di $, offerta ostile presentata dalla Microsoft, molti analisti dissero e quasi tutti pensarono che il duo proprietario di Google fosse matto: “hanno perso l’occasione della vita”.
Ma quando debuttò Goog, questo è il simbolo col quale Google si chiama nel Nasdaq, si capì subito che i due avevano ragione da vendere.
Prima di essere ammesso alla contrattazioni ufficiali il titolo fu scambiato su un mercato parallelo avendo subito un notevole successo.
Poi venne il 19 Agosto del 2004 quando il titolo debuttò nel mercato con un prezzo di 100 $ per azione.
Alla chiusura valeva già 104,06 per oltre 30 miliardi di $ di capitalizzazione.
Da quel momento in poi, tranne qualche piccola flessione il titolo è sempre andato avanti e ieri valeva 309,99 per una capitalizzazione di 94,92 miliardi di $.
Chi ha messo i soldi su Google all’inizio in un anno ha triplicato la quota.
Nulla è più eloquente dei numeri.
Non resta che vedere una piccola immagine, una sparkline, che riassume la storiella per intero, consolidando in un grafico i 297 giorni di contrattazione.
GOOG: i valori in azzurro rappresentano il minimo ed il massimo
Gli uomini dietro gli specchi
Ottobre 13, 2005 on 8:35 pm | In Tecnologia | No Commentsdi Chiara Colonna
” Gli uomini dietro gli specchi: produttori e consumatori nella comunicazione virtuale”
E’ una citazione di Jorge Borges, il grande drammaturgo e poeta argentino che in tutta la sua riflessione si è basato sul rapporto fra reale e irreale. Il concetto di base della novella intitolata ” Uomini dietro gli specchi “, si fonda sull’ inversione del ruolo fra oggetto e soggetto nella riflessione intesa in senso ottico.
Un gioco che si suggerisce è che nel virtuale sempre più si scambiano ruoli e funzioni fra chi incarna la realtà e chi la deve solo riprodurre. Nella voracità di immagini e nella velocità della rappresentazione i due termini tendono sempre di più ad invertirsi.
Nell’ ambito di un discorso imprenditoriale la citazione riassume il concetto chiave del mio lavoro, - il cambiamento del profilo del consumatore nell’ impresa virtuale -.
Con l’ intento di dare un’ interpretazione, mi permetto di paragonare lo specchio al produttore tradizionale, l’ uomo che si specchia al consumatore e il riflesso dell’ immagine al prodotto; per cui l’ individuo - consumatore fruisce della sua immagine - prodotto grazie allo specchio produttore. Il risultato di questo processo è che il prodotto è uguale per tutti, in quanto la fruizione, a prescindere da chi si ” specchia “, è sempre la stessa: il riflesso di sé.
Nella virtualità, l’ uomo - consumatore non rimane fermo davanti allo specchio in attesa di fruire della sua immagine passivamente, ma fa qualcosa di più, oltrepassa lo specchio per andare dietro a condurre il gioco insieme al produttore e il prodotto scaturito da questa collaborazione, sarà unico, fatto apposta per lui.
L’ obiettivo che mi sono proposta con la realizzazione di questa tesi è mostrare come la figura del consumatore inserita in un ambiente virtuale, possa assumere connotati rivoluzionari rispetto ad un contesto tradizionale, nella misura in cui da mero utente passivo alle varie strategie di marketing, si trasforma in un utente attivo e sempre più consapevole delle sue azioni, del significato della marca e dei messaggi pubblicitari. In pratica, come nel mondo Internet il consumatore non sia omologato alla massa, ma visto come individuo con tratti distintivi e peculiarità proprie.
Internet è un mezzo di comunicazione globale di accesso all’ informazione ed il ” luogo ” perfetto per intessere relazioni disgiunte dalla fisicità, dando vita a forme di interazioni che scaturiscono nella creazione delle cosiddette comunità virtuali.
Generalmente una comunità virtuale si può definire come un sistema in cui individui interagiscono socialmente per soddisfare esigenze e interpretando particolari ruoli; in cui vi è uno scopo comune che può essere un interesse, un’ esigenza o uno scambio; in cui siano presenti delle politiche, dei rituali che guidino l’ interazione tra individui; in cui le interazioni sociali siano supportate da sistemi informatici.
Sul termine da adottare per definire i gruppi che si originano nel frastagliato ciberspazio sono emersi pareri diversi e contrastanti, Beamish, Rheingold, Jones, Turkle, Willson, Vicari ed altri.
Dopo un excursus teorico delineo la comunità come fenomeno sociale, riprendendo la teoria di Tonnies; in seguito ripercorro l’ origine delle comunità virtuali e la nascita della prima community - BBS - per poi dare una classificazione delle comunità non strutturate ( MUD, IRC, newsgroup - bacheche elettroniche ).
Ma la portata della comunità virtuale non sarebbe tale se dietro non vi fosse il forte impulso di Internet che ne ha permesso la grande diffusione.
Quindi esamino il supporto che la grande rete e le tecnologie pear - to - pear che ne sono la base, hanno dato allo sviluppo di queste comunità a - spaziali per poi passare alla loro evoluzione in America e in Italia, riportando esempi di comunità virtuali di successo e spiegando l’ egemonia americana sull’ arretratezza italiana.
A proposito delle comunità virtuali americane, non ho potuto tralasciare l’ ultimo modello, il Podcasting, ossia la possibilità di rilasciare via RSS contenuti sonori e di sincronizzare il proprio lettore Mp3 scaricando le novità ogni qual volta ci si collega. Il modo ideale per sonorizzare il proprio blog e creare una sorta di radio privata in modo semplice.
Per classificare le comunità virtuali ho preso in considerazione diversi parametri di riferimento ( tipo di contenuto, tipo di struttura, funzione svolta, collocazione all’ interno del cyberspace, utente finale di riferimento, obiettivo ) per poi passare a delineare i principali metodi di aggregazione utenti ( forum di discussione, mailing list e newsletter, chat ).
Internet non si limita ad essere uno strumento di comunicazione e interazione, ma anche di transazione; la creazione di uno strumento globale, standardizzato, universale ed economico, amplifica la possibilità di scambio, oltre che di informazioni, anche di prodotti e servizi: e così nasce la net economy.
Innanzitutto nella nuova economia digitale i flussi di comunicazione non sono più centrate sul binomio impresa - consumatore, ma piuttosto su una fitta trama di relazioni che i consumatori instaurano tra loro.
Ma queste interazioni non riguardano solo gli utenti finali dell’ azienda, ma anche i lavoratori che agiscono al suo interno; emergono così le comunità professionali, ossia strumenti di collaborazione e condivisione che sfruttano le competenze di ciascuno per crearne di nuove e migliorare l’ intero assetto organizzativo.
Quindi partendo dalla analisi delle comunità di pratica, off - line, strettamente legate all’ apprendimento, passo a spiegare come esse, anche se proprie di ambienti di socializzazione informale all’ interno di un’ organizzazione, se trasferite in rete possono contribuire al miglioramento e all’ efficacia di processi di apprendimento, con la conseguente creazione di una catena del valore ” virtuale “, dove è l’ utilizzo creativo e innovativo delle informazioni, da parte di più soggetti che operano e si coordinano grazie alla possibilità di connessione in rete, che può generare vantaggio competitivo.
Dopo l’ assetto organizzativo interno delineo l’ importanza delle comunità virtuali nei processi di business di un’ impresa, partendo dalla considerazione che al centro delle comunità virtuali vi è l’ utente che partecipa ad una comunità per trovare informazioni, per condividerle, per instaurare relazioni di fiducia con gli altri membri o con i gestori della comunità. Questo rappresenta per l’ impresa un ottimo strumento di creazione, espansione e miglioramento del business in rete perché permette: di avere uno spazio condiviso dove trattenere e condurre un’ utenza; d’ instaurare dinamiche di interazione sociale e di relazione tra i consumatori e tra questi e i venditori, costruire la fiducia del cliente attorno alla propria marca, avere una visione di insight sulle opinioni, caratteristiche di clienti e partner produttivi. Nel corso dell’ analisi viene preso in considerazione l’ e - commerce come opportunità di miglioramento delle transazioni commerciali in rete ( B2B, C2C e B2C ). Con le comunità orientate al commercio on line si ha uno spostamento di potere dal venditore al cliente creando quei mercati, opposti ai tradizionali, dove è l’ utente a cercare e a scegliere l’ offerta: si delinea così un nuova figura: il prosumer, produttore - consumatore d’ informazione; non si ha più a che fare con un consumatore passivo alle strategie di marketing, ma con un consumatore attivo e sempre più consapevole delle sue azioni, del significato stesso della marca e dei messaggi pubblicitari.
E in questa prospettiva vengono anche a cambiare le strategie di comunicazione dell’ impresa stessa e il suo modo di pubblicizzarsi, meglio continuare la tradizione mass mediatica o affidarsi alle nuove tecnologie, oppure optare per una strategia cross marketing che permette di fondere mass e personal media?
Attualmente, il mezzo maggiormente utilizzato da chi vende on - line per far conoscere e rendere maggiormente visibile la propria attività al pubblico, è Internet e questo perché la comunicazione tramite la rete si avvale della tecnica del ” narrowcasting ” che implica la creazione di messaggi personalizzati e che si discosta dal broadcasting, basato sui messaggi indifferenziati diretti ad un pubblico che ne usufruisce in maniera passiva e presentati in modo piuttosto intrusivo ( ad esempio spot televisivi o radiofonici ).
Il ” narrowcasting ” rende l’ individuo padrone di decidere a quali messaggi esporsi e quali evitare, dandogli la possibilità di esercitare un certo controllo e di interagire col mezzo; la fruizione diventa pertanto attiva.
Cambia l’ organizzazione interna, il modo di apprendere e lavorare, cambia la fruizione dell’ utente finale, cambia il modo in cui l’azienda si rapporta con il consumatore e la loro stessa interazione, il vantaggio competitivo è generato dall’ utilizzo creativo e innovativo delle informazioni; e in questo contesto il ruolo tradizionale degli intermediari, quello di coordinamento della produzione e delle transazioni, come muta? Esso si traduce nell’ elaborazione e comunicazione delle informazioni per combinarle in modi nuovi aggiungendo valore al dato di partenza: dall’ intermediario tradizionale con il ruolo di trasferimento dell’ informazione senza aggiunta di valore, si passa all’ infomediario, ossia un sito web che mette a disposizione dei potenziali acquirenti informazioni specializzate riguardanti i beni e i servizi disponibili; tuttavia, non si limita a rendere più facile l’ accesso alle informazioni rilevanti, ma svolge anche un ruolo di creazione di nuovi servizi e di sviluppo del valore reso alla clientela. In tal modo, la relazione fra domanda e offerta viene sviluppata non già da un collegamento diretto fra singoli produttori e singoli consumatori, ma attraverso lo sviluppo e la diffusione di organismi nuovi in grado di utilizzare le nuove tecnologie dell’ informazione e della comunicazione a fini di intermediazione.
Infine ripercorrendo i tratti del modello fordista, faccio un parallelo tra questo e l’ economia digitale, meglio detta, economia dell’ immateriale in cui non solo la prestazione lavorativa diventa essenzialmente un’ attività intellettuale e comunicativa, ma anche il prodotto è immediatamente un oggetto informazionale.
Se Internet è riuscito a rivoluzionare l’ apparato imprenditoriale dando vita ad una cultura che privilegia la ricerca attiva sulla ricezione passiva, il contenuto informativo e comunicativo di uno oggetto sulla sua forma, nell’ impresa radio - televisiva, produttrice primaria d’ informazione, cosa è cambiato?
Si è costituita una relazione sempre più stretta tra i diversi media, per cui si viene a creare una nuova modalità radio - televisiva: on - line, si ha una sorta di vetrina veloce di un servizio di informazione istantaneo e leggero e, contemporaneamente, off -line, un servizio ricchissimo di contenuti. Per i giornali digitali le prospettive sono sempre più interessanti: se la proiezione della tecnologia nel futuro è difficile, è certo che la connettività aumenterà e aumenterà la varietà e comodità degli strumenti di accesso. Per cui non si parlerà più solo di un servizio informativo on line integrato a quello off line, ma di una concatenazione tra servizio di informazione mobile e fisso. Come già oggi, in effetti, avviene in alcuni casi particolarmente avanzati: la Cnn che, oltre ad offrire numerosi link alle ” main pages ” di cronaca, esteri, politica, sport ecc e ad avere l’ homepage occupata da un articolo sul fatto del giorno, con un elenco dei siti sui principali titoli della giornata e due spazi dedicati ai forum, dà la possibilità di scegliere servizi audio e tv da scaricare sul proprio PC; Fox News, il cui sito si apre come una vetrina sui fatti del giorno, offrendo link a servizi audio e video, nonché una sezione con i titoli ” off the wires ” ( fuori dai fili ); inoltre è possibile accedere a vari settori dell’ emittente televisiva attraverso una lista di link tematici.
Internet: luogo d’ interazione, di transazione, d’ informazione ed ora, grazie ad una recente scoperta, anche di ” viaggio “, non mi riferisco alla possibilità di prenotare una vacanza, questo è un servizio che già ci ha fornito, ma alla possibilità di fare straordinarie passeggiate da una parte all’ altra del mondo come se si fosse a bordo di una navicella spaziale.
Si tratta di un’ applicazione uscita di recente dalla famiglia Google: Earth; essa è un sistema di mapping che unisce la visualizzazione tridimensionale del territorio e delle costruzioni con il search di Google e il broswer di Google Maps. Utilizza la tecnologia di streaming broad band e grafica tridimensionale, proprio come un videogioco, consentendo agli utenti di esplorare il mondo in modo interattivo.
La schermata iniziale si apre con la rappresentazione del nostro pianeta sull’ emisfero del continente americano; con un colpo di mouse ben assestato l’ arancia blu inizia a ruotare davanti a noi; un altro colpo e si ferma là dove vogliamo noi. Alla rappresentazione in 3d della zona prescelta l’ utente può aggiungere molti generi d’ informazioni oltre alla conformazione fisica del terreno, infatti gli strati ” informativi ” da sovrapporre alle immagini satellitari sono circa trenta e comprendono un’ ampia casistica di luoghi di pubblica utilità: dai centri commerciali ai municipi.
L’ Italia per ora è coperta solo in parte ( le mappe sono le stesse di Google Maps e sono immagini satellitari scattate negli ultimi tre anni ).
Google Earth poterebbe diventare una sorta di mostruosa versione in chiave globale delle nostre pagine gialle con una minuziosità e un dettaglio incredibile per ogni singola località. Non sfugge l’ enorme portata economica e le opportunità di business di Google Earth che si affianca ad altre applicazioni ” localizzanti “, ancora in fase beta, lanciate di recente da Google: Google Local, una versione del noto motore di ricerca in versione locale e Google Maps. Presto dunque ci rivolgeremo a Internet e in particolare a Google non solo per navigare nelle lande sconfinate del cyberspazio, ma anche per cercare una pizzeria o una lavanderia sotto casa.
In un’ applicazione come Google Earth e i suoi omologhi il virtuale sembra mettersi al servizio del territorio, il cyberspazio non sostituisce, né si affianca alla realtà geografica e territoriale, ma la rappresenta nella maniera più efficace e minuziosa possibile. Se agli albori d’ Internet e per un bel pezzo dopo la sua comparsa si enfatizzava e celebrava la virtualità come ambiente separato e autonomo rispetto all’ angusta geografia del mondo reale, progetti come questi di Google sembrano andare in una direzione diametralmente opposta. La rappresentazione virtuale in questo caso viene utilizzata per potenziare la possibilità di azione nel mondo reale nella sua dimensione locale.
Mediasenzamediatori.org allo Smau il 20 Ottobre
Ottobre 6, 2005 on 12:39 pm | In Tecnologia | 3 Commentsdi Rocco Pellegrini
La nuova versione del libro Mediasenzamediatori.org sarà presentata a Milano allo Smau il 20 Ottobre. La presentazione avviene nel contesto dell’IBTS Forum 2005 .
Quel che segue è estratto dalla locandina digitale dell’evento.
Media senza Mediatori(Morlacchi Editore, 2005) – Presentazione Libro
Sala Europa - 17.30 – 18.30 Pad. 14 balconata
Nel suo nuovo saggio Michele Mezza, vicedirettore strategie tecnologiche Rai e docente universitario, descrive il processo di individualizzazione del consumo e della produzione di comunicazione che sta portando “dalla tv di massa alla massa delle tv”.
I blog, le televisioni in rete, stanno contribuendo a modificare il planisfero della comunicazione video, spostando l’asse della produzione sull’individuo che diventa fonte e media.
Intervengono
Michele Mezza, Vicedirettore strategie tecnologiche, Rai, Roma
Lucia Annunziata, Opinionista, Roma
Carlo Sartori, Presidente, RAISAT, Roma
Carlo Rognoni, Consigliere di Amministrazione, RAI, Roma
per gli studenti del corso Teoria e tecnica dei nuovi media
Ottobre 4, 2005 on 1:00 pm | In Università | 89 Commentsdi Rocco Pellegrini
Mentre procediamo alla messa a punto del sito uso, impropriamente, il blog per mantenere la promessa fatta ieri, 3 Ottobre 2005, nella lezione tenuta a Perugia dal professor Michele Mezza aprendo il corso di Teoria e Tecnica dei Nuovi Media.
Vi sarà quest’anno un modulo aggiuntivo sotto il titolo di XML Based (Tecnica dei nuovi media).
Vi è una mind map (mappa mentale) che spiega cosa fare per partecipare, qual’è il materiale didattico ecc.
La mindmap grafica richiede l’engine java che sarà scaricato da solo andando sul link opportuno.
Vi invito a scaricarlo perchè sarà ampiamente usato nel corso.
Per chi volesse, momentaneamente, evitare questo passaggio vi sono le stesse spiegazioni in un file html semplice.
Per chi volesse parteciparvi le istruzioni sono disponibili ai seguenti indirizzi:
Link grafico: MindMap del corso
Link html semplice: MindMap convertita automaticamente
Buon lavoro

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