Wireless Broadband: iniziano le sperimentazioni in Italia
Dicembre 19, 2005 on 5:41 pm | In Tecnologia | 3 Commentsdi Sara Quadraccia
In occasione delle Olimpiadi di Torino del 2006 Riccardo Ruggiero, amministratore delegato di Telecom Italia, annuncia l’avvio della sperimentazione del Wi-bro, una tecnologia sviluppata dalla Samsung.
Telecom e Samsung hanno infatti siglato un accordo per sperimentare per la prima volta in Italia tale tecnologia. Il WiBro (Wireless Broadband) è considerato il passaggio successivo al Wi-Max, ultima frontiera del Wi-Fi.
Riccardo Ruggero, in un articolo apparso su repubblica.it ha spiegato a grandi linee la nascita del Wi-Bro: “in parte si tratta di una tecnologia già nota, quella del WiMax. Il Wi-Max è stato usato finora solo per collegamenti “privati” sulle lunghe distanze e la banda può arrivare fino a 100 mega, se non di più. E’ insomma un tipo di collegamento professionale, per le aziende di telecomunicazioni o per le società che hanno bisogno di collegare fra di loro uffici e palazzi. E il Wi-Max ha sempre funzionato, finora, solo in postazioni fisse, cioè non mobili. La Samsung ha lavorato intorno a questo Wi-Max e ne ha ricavato un sistema che può funzionare anche per i telefoni cellulari. Può funzionare, insomma, esattamente come i Gsm o l’Umts oggi. In mobilità. Questa nuova tecnologia (che presto diventerà uno standard internazionale) si chiama Wi-bro e consente appunto di raggiungere velocità elevatissime di trasmissione e una banda teoricamente quasi infinita”.
Più precisamente, il Wi-Bro è una tecnologia sviluppata in Corea del Sud come standard fortemente voluto da Samsung, vera e propria compagnia di bandiera del Paese del sud-est asiatico. Questa tecnologia può trasmettere in un raggio variabile di 1-5 Km un segnale dati con una capacità tra 30 e 50 Mbit/s al secondo (massimo teorico, quello effettivo sarà di circa 20 Mbit/s) e può funzionare anche da dispositivi in movimento fino ad una velocità di 120 Km/h (ottima per le automobili). Wi-Bro utilizza frequenze radio che necessitano di licenza, una limitazione della libertà ma che dà il vantaggio dell’assegnazione in esclusiva dello spettro, eliminando così le interferenze di altri operatori. (zeusnews.it)
La sperimentazione, che fa seguito ad altre condotte in altri Paesi del mondo, sfrutterebbe dunque l’ambita vetrina delle Olimpiadi, che porterebbe sicuramente vantaggi alle aziende coinvolte, ovviamente in caso di un’esperienza positiva.
Quella delle Olimpiadi di Torino sarà dunque la prima dimostrazione in Italia della tecnologia Wibro. Verrà montata un’antenna e verranno messi a disposizione alcuni cellulari a scopo dimostrativo. Dalla Corea arriverà anche il presidente di Samsung. Per l’occasione verrà inoltre commercializzato un telefonino Samsung WiBro: il H1000, con tastiera Qwerty pieghevole e fotocamera da 2 megapixel, compatibile con tale tecnologia di trasmissione. Insomma, le due aziende si stanno dando un gran da fare per dare visibilità all’evento.
L’articolo di Repubblica.it riguardo a questo argomento parlava di rivoluzione multimediale e di supercellulari con toni entusiasti. Effettivamente di super cellulari si tratta, e forse il grande successo di cui godono in genere i cellulari in Italia e soprattutto la loro forte penetrazione tra la popolazione potrebbe effettivamente innescare una rivoluzione multimediale mai conosciuta prima.
Una volta ultimata la rete Wibro, la differenze tra la rete fissa e la rete cellulare scompaiono, in quanto sul cellulare si potranno avere le stesse identiche prestazioni (in termini di velocità di banda) che prima si potevano avere solo in casa o in ufficio. La famosa convergenza fra fisso e mobile, a questo punto sarà totale, Telecom infatti, sta già lavorando a una sorta di offerta flat, indipendente dal dispositivo utilizzato (pc o cellulare).
Secondo l’amministratore delegato di Telecom Italia “nel 2007 si potrà dare il via alla commercializzazione di questo servizio. Come sempre, poi, servirà un po’ di tempo perché il sistema si diffonda. Ma già nel 2008, cioè fra due anni, il Wi-bro dovrebbe essersi fatto largo e dovrebbe essere diventato uno standard abbastanza diffuso non solo per l’intrattenimento ma anche per il business. Stiamo per entrare in un nuovo mondo. Un mondo dove saremo sempre seguiti da questa banda a 20 mega”.
Radiografia di un’inchiesta
Dicembre 5, 2005 on 6:52 pm | In Politica | 2 Commentsdi Sigfrido Ranucci
Mohammed Tareq al Deraji, biologo e direttore del centro studi per la difesa dei diritti umani, nel maggio del 2005 esce, per la prima volta dall’inizio della guerra, da Fallujah, destinazione Roma.
L’organizzazione umanitaria “Un ponte per…”, con l’aiuto di alcuni parlamentari di sinistra convoca una conferenza stampa che risulta praticamente deserta.
Anch’io non ero tra i pochi cronisti presenti. Era il mio primo giorno di ferie dopo tanto tempo. Ma l’ufficio stampa dei parlamentari mi avverte che Mohammed ha portato materiali fotografici e filmati inquietanti. Avviso i colleghi della Rai, alcuni anche di testate importanti, ma non possono andare alla conferenza di Mohammed perche’ sono dirottati dai rispettivi caporedattori ad occuparsi del traffico del “ponte di fine settimana”.
Chiedo quando posso rintracciare Mohammed, mi rispondono che il direttore del centro studi per la difesa dei diritti umani di Fallujah sarebbe stato ascoltato dal Parlamento Europeo a Strasburgo. E’ il 5 giugno. Anche la sala della conferenza stampa preliminare all’audizione di Strasburgo e’ vuota, come sono vuoti gli scranni del parlamento europeo. A Mohammed vengono concessi pochi minuti per denunciare quello che era avvenuto durante la battaglia di Fallujah.
Ma l’attenzione della stampa, soprattutto quella italiana e’ dedicata alle invettive contro Ciampi da parte della delegazione Leghista guidata da Borghezio. Questa volta pero’ sono presente, Mohammed mi mostra delle foto e dei filmati che mi sconvolgono: mostrano dei corpi sfigurati che non mostrano apparenti segni di ferite. I volti sono fusi dal calore, i vestiti sono praticamente intatti.
Le foto ritraggono persone morte durante il sonno, altre mentre pregavano. Mohammed ci racconta anche di una pioggia di fuoco che scendeva dal cielo sui quartieri della città di fallujah, di gente che prendeva fuoco, di persone che faticavano a respirare. Avevo pero’ la necessita’ primaria di capire se quei corpi sfigurati fossero effettivamente di Fallujah. Notai che le foto avevano un numero di identificazione che scoprii essere riportato nei registri cimiteriali redatti sotto la supervisione dell’autorita’ americana.
Quei registri riportavano il nome, quando era stato possibile identificare la vittima; il luogo di ritrovamento, e spesso erano i quartiere di Jolan o di Ascari, quelli cioe’ piu’ colpiti dai bombardamenti americani; ma soprattutto vi era scritto il luogo di sepoltura. Queste informazioni erano fondamentali per avere la certezza che eravamo alla presenza delle vittime di Fallujah. A questo punto ci siamo messi alla ricerca di militari Usa che fossero disponibili a parlare.
La rete in questa ricerca e’ stata fondamentale. Abbiamo scoperto il “soldato Ekkle”. Ekkle, un nickname, aveva cercato di raccontare la vera storia dell’Iraq, ed era stato contattato anche dal settimanale Diario dal collega Mario Portauova che mi aiuto’ a rintracciarlo. Dopo 40 giorni di scambi di mail riuscii a convincere Ekkle a materializzarsi con il suo vero nome: Jeff Englehart, soldato del 3 battaglione della prima divisione, di stanza a Fallujah durante i bombardamenti del novembre 2004.
E’ lui a raccontarci del bombardamento con armi contenenti fosforo bianco sulla citta’ nei primi giorni di novembre, subito dopo la conferma di Bush alle presidenziali. Cercai allora negli archivi della Rai, nei contributi internazionali, per vedere cosa era passato tra le ‘eveline’ in quei giorni. Con grande sorpresa scoprii che la notte del 8 novembre era stato inviato dalla Reuters un filmato che riprendeva la pioggia di sostanze incendiarie che cadevano sulla citta’ di fallujah.
Data e descrizione del filmato erano coerenti con le testimonianze di Mohammed, che ci aveva parlato di una pioggia di sostanze incendiarie, e con la testimonianze del soldato Jeff, che ci aveva parlato di fosforo buttato sulla citta’ in una data tra il 7 e il 10 novembre. A quel punto mostrammo il materiale fotografico e filmato delle vittime e del bombardamento a degli esperti medici e militari che ci hanno confermato che alcune delle ferite sui corpi potevano essere provocate dal fosforo.
Solo dopo tali verifiche abbiamo deciso di andare in onda con quello che sarebbe risultato il piu’ grande scoop della storia della Rai, un’inchiesta che ha piegato il Pentagono. Ma e’ stato effettivamente uno scoop? Eppure il materiale era li’ a portata di tutti…….
Cellulari e Web, naufragar è dolce in questo mare…
Dicembre 1, 2005 on 2:08 pm | In Tecnologia | 6 Commentsdi Sara Quadraccia
“Se va avanti di questo passo i cellulari dobbiamo trovare il modo di venderli ai pali della luce e agli animali domestici”, così ha esordito ad una conferenza Mauro Sentinelli, Direttore generale Tim, e non è difficile capirne il perchè.
I telefoni cellulari rappresentano il segno più evidente del successo della tecnologia wireless. I dispositivi di comunicazione portatili come telefoni cellulari e palmari hanno riscosso negli ultimi anni un grande successo commerciale, dal 1996 infatti, il numero di abbonati a servizi di telefonia mobile ha superato il numero di nuovi abbonati di telefonia fissa.
Quindici anni fa, pochi avrebbero scommesso che la telefonia mobile sarebbe diventata uno dei più significativi nuovi media: i primi telefoni mobili erano valigette piuttosto ingombranti, più status symbol che autentici oggetti d’uso, oggi il nuovo medium s’incorpora nel cittadino già dalla prima adolescenza, i dispositivi sono diventati sempre più leggeri e compatti e l’uso della tecnologia digitale ha reso possibile fornire una serie di nuovi servizi.
Il progresso tecnologico cui si è assistito in questi anni ha consentito inoltre l’integrazione di Internet nei dispositivi di comunicazione wireless. Secondo una stima (dato Federcomin), attualmente i dispositivi Internet wireless superano il numero di dispositivi Internet cablati. Le tradizionali infrastrutture di rete, costituite da stazioni fisse sono integrate da stazioni mobili (i cellulari) in grado di svolgere nuove funzioni e di fornire ulteriori servizi oltre al traffico voce.
Questo ha portato a dei cambiamenti nelle abitudini degli utenti che prima di accostare l’orecchio al cellulare guardano il display per vedere chi è, il fatto di guardarlo il telefono non sorprende più, guardare il display è diventato il vero elemento distintivo dei nuovi terminali e delle loro caratteristiche d’uso, in quanto ci sono occasioni curiosità e bisogni che lo schermo del cellulare ha imparato a intessere per noi.
La penetrazione dei telefonini nella popolazione ha registrato negli ultimi anni un trend che non potrà più ripetersi, nel 2001 il 79% degli italiani possedeva già un cellulare (dato Federcomin).
Il ciclo della voce ormai è finito o meglio è finita la crescita esponenziale dei minuti di conversazione che gli utenti effettuano ogni giorno, nasce la necessità di creare ulteriori occasioni di consumo a chi un cellulare in tasca già ce l’ha, puntando sui contenuti del display per sfruttare i cellulari non più solo come dispositivi per la comunicazione interpersonale, o come semplici modem utilizzati per connettersi ad Internet tramite un computer portatile, ma per qualcosa che assomiglia tanto al mondo dei media o al broadcasting (si pensi al fenomeno del DVB-H, Digital Video Broadcasting Handheld), e soprattutto come uno strumento autonomo per la navigazione in Rete (utilizzare direttamente il display del cellulare per la navigazione in Internet) .
Lo strumento di comunicazione personale che abbiamo in tasca si è trasformato così in un nuovo medium. In un articolo di Stefano Betti, “Sms, 300 milioni di messaggi per le news”, uscito sul quotidiano della comunicazione .com, viene riportato che “a metà del 2002 gli Italiani leggono più il display del cellulare che la prima pagina del Corriere della sera o di Repubblica”.
Il primo elemento a passare nel mondo wireless è stata la voce. Ora l’attenzione è rivolta alla connessione ad Intentet e ai nuovi servizi che ne derivano.
L’ottimismo nei confronti di Internet e cellulari è frenato però dal risultato di alcune ricerche che restituiscono cifre sconfortanti (Fonte: S. Betti, “I padroni del display. Alle soglie delle nuove generazioni chi vuole controllare i contenuti e perché”, Apogeo), “su 43 milioni di utenti italiani non più dell’1% usa veramente la funzione di navigazione del proprio cellulare, anche se sono molti di più quelli che hanno in tasca un terminale compatibile. La situazione di stallo è ancora più evidente dal lato dell’offerta: una rete tascabile promettente ma inspiegabilmente vuota quella dei cellulari italiani”.
Uno dei motivi del distacco con il quale gli utenti accolgono Internet sul display è che lo trovano incredibilmente vuoto. I terminali mobili sono incompatibili con la maggioranza dei siti presenti sul Web, inoltre sono poche le realtà che sviluppano siti per questa piattaforma o che vanno oltre ad una presenza vetrina per il loro marchio (wallen garden).
Si evidenziano inoltre tra i nuovi servizi offerti e supportati dai vari operatori telefonici problematiche di compatibilità nella trasmissione e nella ricezione dei contenuti. Ogni operatore cerca di dimostrare come la propria interpretazione della tecnologia sia la migliore, al punto che non si adotta un formato standardizzato, in grado di offrire le stesse cose su tutti i cellulari, ma qualcosa di molto più instabile. Questo mette una pesante ipoteca sui nuovi servizi offerti dalle reti mobili, l’ipotesi che l’utente debba scorrere liste di compatibilità per verificare se certi contenuti siano buoni o meno per il proprio telefonino terrorizza sia gli operatori di rete e i fornitori di contenuti (difficoltà di vendita del servizio) che gli stessi utenti (difficoltà di accesso al servizio). Per capire a cosa mi riferisco basta fare un giro nella sezione dei feed rss del sito di Repubblica, se si vogliono attivare servizi d’informazione sul proprio cellulare bisogna prima selezionare il tipo operatore (verificando che quest’ultimo supporti il servizio richiesto) e poi scegliere il proprio modello di cellulare tra una lista di cellulari compatibili, infine sottoscrivere una registrazione al sito, lasciando i propri dati personali e il numero di cellulare sul quale si vuole ricevere il servizio, che nemmeno a dirlo è a pagamento…
Vista la situazione nel giugno 2002, operatori, costruttori di reti e di terminali, sviluppatori di applicazioni e di contenuti si raccolgono attorno all’Open Mobile Alliance (OMA, www.OpenMoblileAlliance.org), alleanza che riunisce oltre trecento aziende. Tra gli obiettivi che si è data l’OMA c’è quello di raggiungere la piena portabilità, realizzando uno standard che consenta ad ogni possessore di apparecchio mobile di accedere a qualsiasi servizio a valore aggiunto indipendentemente dalla marca del cellulare, dal software che lo fa funzionare, dal gestore telefonico e dalla tecnologia di rete.
L’OMA non è l’unica organizzazione a porsi il problema della portabilità e degli standard condivisi (sia in ambito cellulare che per il Web in generale), sono infatti numerose le organizzazioni come il W3C (World Wide Web Consortium, www.w3c.org), il Wap Forum (www.WapForum.org) e altre che sono impegnate su questo fronte considerato di fondamentale importanza per lo sviluppo futuro del Web e dei sistemi cellulari.
Quando l’uso della navigazione Web si diffuse anche su dispositivi diversi dai tradizionali computer, cominciò ad essere avvertita la necessità di un linguaggio diverso rispetto all’HTML in quanto quest’ultimo non risultava del tutto adeguato a consentire un accesso universale al Web. L’HTML è stato progettato considerando come client unicamente il computer, la presenza di altre tipologie di client (telefonini, palmari, ecc.) porta a riformulare le specifiche del linguaggio. Sulla portabilità poggia l’enfasi con cui aziende del calibro di Nokia, Motorola, Ericsson o Siemens guardano a nuovi linguaggi come ad esempio all’uso dell’XHTML in sostituzione dell’HTML.
Come progetto per la mia Tesi di Laurea ho sviluppato un Web aggregator che ho utilizzato come esempio di portabilità dei contenuti Web. L’applicazione sviluppata è una particolare tipologia di sito Web che svolge la funzione di aggregatore di contenuti, in questo caso news, la cui caratteristica principale è di essere fruibile sia tramite pc che tramite telefono cellulare.
L’obiettivo è quello di fornire un unico punto d’accesso a notizie provenienti da varie fonti, ogni news è composta da un titolo, una breve descrizione e un link di rimando al contesto originale tramite il quale è possibile leggere per intero il testo della notizia. Il vantaggio per l’utente è notevole, poiché ha la possibilità di accedere alle varie notizie attraverso un unico sito Web (detto l’aggregatore), evitando dunque di dover visitare, uno per uno, i siti da cui provengono le notizie stesse magari solo per scoprire che non ci sono stati aggiornamenti dopo la sua ultima visita. Questo permette all’utente di trovare notizie in velocità e di diminuire quindi i tempi di ricerca.
Come afferma Michele Mezza nel suo libro “Media senza mediatori” (Morlacchi editore), il materiale sul Web c’è, il difficile è trovarlo. Il problema infatti è “la selezione delle notizie, la riduzione di quel immane e indistinto brusio che ci insegue ovunque ad una gerarchia decifrabile di contenuti. Una selezione che non può non avvenire in base a valori e interessi di riferimento. […] Questo è il passaggio che da valore aggiunto al prodotto. Valore che può essere ritrovato solo nella capacità di guidare la navigazione individuale nella foresta informativa, fornendo punti di riferimento per acquisire […] l’offerta di notizia alluvionale”.
In questo contesto il ruolo del Web aggregator è quello di fare da mediatore tra fornitori di contenuti (news), reti (sia Web che cellulari) e utenti finali.
Varie tecnologie sono state utilizzate per lo sviluppo del Web aggregator tra cui l’XML, l’ASP, e l’XHTML. La formattazione grafica è stata associata a dei file chiamati CSS o fogli di stile. L’utilizzo dei CSS risulta fondamentale se si desidera visualizzare le news su diversi tipi di dispositivi, si possono infatti creare più file CSS, ognuno dei quali contenente un tipo di formattazione adeguata alle caratteristiche tecniche del dispositivo di destinazione.
Nel caso del Web aggregator sono stati creati due file: uno con una formattazione grafica più ricca adeguata alle caratteristiche dello schermo di un pc, l’altro con una formattazione di base adeguata alle caratteristiche del display di un cellulare.
Le pagine del Web aggregator così strutturate oltre ad essere fruibili sia tramite pc che tramite telefono cellulare risultano inoltre accessibili.
Rendere un sito accessibile significa rendere i contenuti fruibili a tutti, con particolare attenzione agli utenti affetti da qualche forma di disabilità (ipovedenti, non vedenti o con limitazioni di altro tipo), consentendo di raggiungere una vasta fetta di pubblico che solitamente risulta svantaggiata o totalmente impossibilitata a navigare la maggioranza dei siti (compresi quelli di pubblica utilità).
Un sito accessibile risulta inoltre più chiaro e facile da navigare per tutti gli utenti (disabili e non) e in conformità con la Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, comunemente nota come “Legge Stanca” o “legge sull’accessibilità”.
L’architettura del Web aggregator, accessibile sia da pc che da telefono cellulare, possiede caratteristiche innovative in quanto la portabilità tra pc e cellulare è una nuova tipologia di servizio che attualmente non viene fornita dai Web aggregator che si trovano in rete.
L’innovazione non sta nel creare un sito Web che fa da aggregatore di contenuti, in quanto nel Web già esistono e sono numerosi i siti che forniscono questo tipo di servizio. L’innovazione sta invece rendere fruibile il sito e i suoi contenuti sia tramite pc che tramite telefono cellulare o altri dispositivi (palmari, browser testuali e screen reader).

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