L’altra faccia della Guerra. Le donne cingalesi nel Libano

Agosto 29, 2006 on 6:38 pm | In Politica | 119 Comments

di Manuela Scebba

Sposate, lasciate dal marito, chi il marito l’ha perso in giovane età e l’unico desiderio è quello di far studiare i figli per regalargli un futuro più consistente, chi lavorava per riottenere i figli che attendono in orfanotrofio, chi non ha più niente da perdere, perché ha già perso tutto. Le donne si accalcano alla porta di un piccolo ufficio utilizzato come punto d’ascolto.

Cosa é successo a queste ragazze? Cosa vuol dire trovarsi in una guerra che non gli appartiene, cosa vuol dire buttarsi dal 3 piano di un palazzo per disperazione, perchè la madama ha chiuso la porta a chiave o risvegliarsi intontite e ritrovarsi ustioni sul viso, sulla pancia e sul capezzolo a soli 19 anni.. sedersi a una scrivania e piangere per non essere state pagate.

Come ritornare in Sri Lanka a mani vuote dopo aver promesso un benessere fatto di cioccolati e vestiti che ripagassero il tempo speso a lavorare lontani dai propri cari?

Tante storie di donne sfruttate dalla necessità di sopravvivere.

Il traffico di domestici o House Clining non è un segreto di questi tempi, alla razza cingalese nei paesi esteri è stato assegnato questo compito.

La speculazione è resa possibile su individui bisognosi che non avendo niente nelle proprie terre di origine sottomettono le proprie forze al volere dei padroni che ne comprano il silenzio e la fatica di 20 ore lavorative al giorno.

Sin dallo Sri Lanka queste bisognose signore si iscrivono a delle agenzie che le mettono in contatto con le famiglie tramite un contratto piuttosto allusivo, per le agenzie libanesi la questione è più complicata poichè delle volte le lavoratrici non capiscono la lingua del contratto e si trovano vincolate pensando di essere tutelate da una struttura legale, che invece si rivelerà una leva atta a visionare che esse si schiavizzino e si sottomettano il più possibile alle famiglie in cui rendono il loro servizi.

Arrivano in massa cercando una speranza e questa guerra in Libano forse avrà un unico pregio, quello di far emergere un traffico internazionale che sfrutta la manodopera di donne che tutt’oggi risultano essere trattate come schiave, come animali su cui sfogare le proprie repressioni. Si spera che il lavoro del Gus e dello Iom possa rendere giustizia e restituire almeno un compenso economico a queste cingalesi che si sono umiliate senza essere state minimamente ripagate della salute psico-fisica ormai corrosa e delle umiliazioni ricevute.

Migliaia di questionari in varie lingue dall’italiano alla lingua utilizzata dalle donne tamil aspettano di essere ascoltati da associazioni e dell’ambasciata che se non per i propri connazionali dovrebbe iniziare una causa per il deficit che lo Sri Lanka ha contratto con le famiglie libanesi

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