La ricchezza della rete
Gennaio 7, 2007 on 7:00 pm | In Politica, Tecnologia | 7 Commentsdi Empedocle Maffia
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Meno di due decenni di Internet hanno già formato un’epoca che si può dividere in più fasi, relegando il determinismo di McLuhan (“Il mezzo è il massaggio”) all’Illuminismo degli studi sulla comunicazione. Oggi, l’economia modellata sul network è al di là del mercato, del capitale, della forza lavoro, degli scambi. La suggestione di questo nuovo modello di sviluppo è ormai presente in diversi studiosi, come ben testimonia Mediasenzamediatori.org”, probabilmente il sito italiano più in linea con il tentativo di dare organicità di teoria dello sviluppo a questa novità.
Anche per questo merita qui la sua vetrina Yochai Benkler, scienziato sociale all’università di Yale, che nel suo più recente studio, “The Wealth of Networks” (La ricchezza dei Network) (515 pagg., Yale University Press, 2006), parte dalla Rete per dimostrare e spiegare come la nuova produzione sociale stia trasformando i mercati e la libertà. Con “Network” al posto di “Nazioni”, Benkler consegna al passato lo sviluppo economico identificato da Adam Smith, e si candida a svelare i nuovi meccanismi che sono in atto per promuovere sviluppo e libertà, cioè per sagomare la società contemporanea. Con una novità rispetto ad ogni fase precedente dello sviluppo dell’umanità: questa volta, al centro dello sviluppo, insieme promotori e fruitori, sono gli esseri umani, gli “individui”, finalmente liberi, grazie all’economia della Rete, dai vincoli di risorse e di organizzazione sociale che hanno determinato nei secoli le classi..
Perchè la Rete, con le sue connessioni volontarie o casuali o oggettive, sta creando la grande novità nel processo produttivo contemporaneo: il capitale tradizionale finanziario non è più necessario, le infrastrutture costose sono obsolete, e non c’è più bisogno di cordate o di grandi famiglie per creare sviluppo. Il nuovo capitale fisico necessario è un computer collegato alla rete, e i nuovi “imprenditori” sono potenzialmente tutti gli individui che formano il miliardo di umanità già oggi collegato, spinti a creare dalle proprie curiosità personali: “Individui - dice Benkler - che interagiscono socialmente, come esseri umani e come esseri sociali più che come attori del mercato attraverso il sistema dei prezzi”.
E’ questa la nuova economia della Rete che si sviluppa oltre i concetti del mercato e della proprietà, nella quale tutti producono, tutti fruiscono, tutti sono proprietari, dove l’atto di volontà non è nella specifica azione che ciascuno fa, ma nella connessione.
La sfida allo sviluppo dell’età industriale è totale, è appena cominciata, e sta producendo tentativi di difesa del vecchio ordine. Innanzitutto sul versante dell’informazione. Proprio perchè il nuovo modello mette in discussione i pilastri del vecchio modello industriale, con i “beni comuni” che sostituiscono la proprietà, con l’individuo che sostituisce l’imprenditore tradizionale, va superato l’equivoco di una generica “società dell’informazione” capace di intercettare il nuovo. Perchè, dice Benkler, “l’economia della Rete mette a disposizione diverse piattaforme di comunicazione, e così riduce il potere dei mezzi di comunicazione tradizionali, nei quali la proprietà del medium consente al proprietario di selezionare quel che gli altri possono vedere, e così condizionare la loro percezione di quel che possono o non possono fare”.
Con una devastante innovazione per il giornalismo tradizionale, perchè “I vari format della sfera pubblica creati dalla Rete mettono a disposizione di chiunque uno strumento per parlare, per indagare, per investigare, senza che sia necessario accedere alle risorse di una organizzazione mediale tradizionale”. Questa nuova libertà penetra tutti i rivoli dei media sino all’aspetto commerciale, arrivando ad eliminare ogni ruolo per lo stesso concetto di misurazione dell’audience come parametro di successo. Infatti, “mentre nei mass media tradizionali il criterio del successo è determinare un moderato interesse nel più ampio numero possible di spettatori poco impegnati, nell’economia della Rete l’attenzione viene posta sul creare prodotti altamente interessanti per un pubblico fortemente impegnato”.
La ricaduta politica di questo nuovo modello produttivo determina due fenomeni destinati ad allargare la sfera della libertà e della democrazia: perchè ciascun individuo non opera più nei vincoli finanziari o associativi dell’organizzazione della società industriale, e perchè è più attento alle ragioni degli altri, è costantemente connesso con gli altri. Informazione, conoscenza e cultura si creano su larga scala in una pratica della solidarietà determinata
dall’unico capitale iniziale: appunto, il computer collegato alla Rete. Secondo la definizione
di Benkler, “la pratica della libertà che comincia ad emergere con l’economia della Rete consente alla gente di ritrovarsi al di là delle barriere nazionali o sociali, al di là dello spazio e delle divisioni politiche. Consente alla gente di risolvere i problemi assieme, in nuove forme associative estranee ai vecchi vincoli formali e legali del raggruppamento politico”.
Viene a mente quanto accaduto in USA negli anni tra l’11 settembre e oggi, quando ogni risposta dell’amministrazione cadeva nell’accettazione passiva da parte del Paese, in una delega totale espressamente concessa al Presidente. Sino a quando due ragazzi della Pennsylvania hanno creato “MoveOn.org“, il sito dell’opposizione alla guerra e alla sottrazione delle libertà civili come politica di lotta al terrorismo: e nel giro di qualche mese, quel sito è diventato il centro dell’alternativa a George Bush, e nel novembre scorso è stato il principale collante della campagna elettorale che ha portato i Democratici a prendere la maggioranza nel nuovo Congresso; in termini di Repubblica parlamentare, sarebbe stato mettere in minoranza il Presidente.
Il processo di allargamnento delle libertà, di espansione della democrazia, di superamento di barriere etniche o geografiche consentito dall’economia della Rete produce, tra gli altri effetti, un nuovo modo di produrre cultura: più trasparente, più partecipata; soprattutto, “un sistema di produzione culturale che rappresenta chiaramente risultati migliori rispetto a quelli prodotti dalla cultura di massa commerciale impostasi nel secolo scorso”.
Siamo davvero nel mezzo di una trasformazione tecnologica, economica e organizzativa che ci permette di rinegoziare termini quali libertà, giustizia, produttività rispetto a come si sono precisati non solo nella società industriale, ma persino in quella dell’informazione. Per Benkler, “Come vivremo in questo nuovo ambiente determinato
dall’economia della Rete dipende dalle scelte politiche che compiremo entro i prossimi dieci anni”. L’uomo nuovo evocato dalle ideologie del secolo scorso sta forse inverandosi nell’essere umano libero, uguale, produttivo che si sta formando nelle nuove condizioni tecnologiche. Con un avvertimento che Binkler ci consegna mentre ci chiarisce i termini della scelta: “Per la politica economica, consentire ai vincitori di ieri di dettare i termini della competizione del domani, sarebbe disastroso. Come politica sociale, perdere questa occasione per arricchire la democrazia, la libertà e la giustizia nella nostra società, mantenendo e anzi accrescendo la produttività del nostro nuovo sistema, sarebbe imperdonabile”.Forse, la “Folla solitaria” di David Reisman sta cominciando a scomporsi in individui capaci di sostituirsi alle classi, o di determinare la nuova classe, insieme, di creatori, promotori, operatori, consumatori di informazioni, di conoscenze, di sviluppo e di cultura, nella società al tempo della Rete.

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