London IPTV World Forum IIa parte

Marzo 14, 2006 on 4:58 pm | In Tecnologia | 4 Comments

di Simone Breccia

Seconda e Terza Sessione
Nella seconda e terza sessione del forum sono stati trattati argomenti molto piu’ tecnici rispetto alla prima. Steve Mckay, CEO di Entone, azienda leader nel campo delle soluzione per la distribuzione ed il management di asset digitali, ha illustrato le dinamiche di gestione dei contenuti da parte dei distributori ed ha presentato alla platea due prodotti: StreamLinear Network Video Recorder ed Armada Intelligent Asset Manager. Sia il primo che il secondo prodotto sono delle architetture software che ottimizzano le performance dei server nella gestione, a tutto campo, di contenuti video. Streamliner NVR nello specifico aumenta le performance dei server standard ( come per esempio quelli IBM o HP ) che vengono utilizzati per immagazzinare e distribuire programmi video per l’ On Demand.
Armada invece ottimizza l’ampiezza di banda e le risorse di archiviazione degli assets. Entone propone soluzioni nella gestione dei 1000-3000-4000 titoli che si trovano nella rete di server, e che dovranno essere distribuiti in device diversi, mettendo in primo piano la necessita’ di distribuzione secondo un modello di consumo in real-time. Successivamente Mckay trovandosi a rispondere ad una domanda sulla Tv via Cellulare, non nega il suo ottimismo sul futuro di questo tipo di fruizione. Piu’ cauto sull’argomento e’ invece Danny Wilson, che parlando della presentazione della Mobile Tv al NAB di Las Vegas, la descrive scherzosamente come la prima televisione senza spettatori…Segue un panel di discussione dove si finisce per affermare il ben noto caposaldo THE CONTENT IS KING..Dopo la discussione e’ arrivato l’intervento di Gavin McLauchlan, Business Manager di Microsft in UK, che ha parlato di cosa sia in realta’ l’IPTV: “E’ una TV competitiva, una Tv broadcast che riassume in se tutte le forme di On Demand, e’ un servizio di entertainment connesso; non e’ semplicemente video streming o una Tv sul Pc, non e’ un servizio con un modello di business sconosciuto”. Prosegue affermando che tramite l’IPTV si diventa cittadini di prima classe dell’era digitale…e che il software e’ la magica salsa che rende migliore la Tv…..declina in fine le buone virtu’ dell’IPTV…L’intervento che segna la fine delle due sessioni e’ quello di Martijn Lopes Cardoso, di Tandberg Television, societa’ leader nella compressione video che illustra le qualita’ del formato di compressione MPEG-4 AVC e VC1 (straordinario per la qualita’ delle immagini e per l’ampiezza di banda che occupa, il 60% in meno rispetto al MPEG-2)….e l’importanza di una reale interattivita’ portando ad esempio le applicazioni del programma “Survivor” della CBS ed il canale commerciale HSN. Facendo un giro per gli stand sono rimasto impressionato dalla numerosa presenza di compagnie Asiatiche, dalle qualita’ video proposte da Tandberg su schermo Sony da 72 pollici con definizione HDTV (strabilianti ), e sopratutto dallo stand di Amino Corporation, societa’ con base a Cambridge che fornisce STP, che in anteprima al forum svela, quella che ritengo una bella novita’ nel settore…L’uso di Firefox nei proprio STP, eliminando cosi` uno dei maggiori costi di licenza..sembra che i STP con Firefox saranno disponibili dal terzo trimestre del 2006….Altre impressioni..Spagna ,Francia ,Germania ed Inghilterra..che si dimostrano avanti all’Italia di anni luce…sebbene una timida presenza Italiana c’era…Il monopolista Telecom Italia che pubblicizzava la sua IPTV che credo in Italia non abbia visto ancora nessuno….(e chi la vedra’ lo fara’ sicuramente a prezzi tripli rispetto ai consumatori degli altri paesi..)…e Fastweb con Paolo Agostinelli che era stato relatore al forum il giorno prima (7 marzo)..e di cui purtroppo non ho potuto sentire l’intervento…

Considerazioni finali…E’ iniziata la guerra…gli attori sono le Telecom……
i Broadcast…..le Major…chi vincera’?????
Io punto tutto sulle Telecom… Telefonica..France Telecom e Deutsche Telekom in testa…l’Europa e’ nelle loro mani… a meno che il vecchio Murdoch……(continua?)

London IPTV WORLD FORUM…

Marzo 10, 2006 on 2:13 pm | In Tecnologia | 25 Comments

di Simone Breccia

Nel terzo giorno di conferenze del forum internazionale sull’ Internet Protocol Television presso l’Olympia Conference Center di Londra, il focus delle discussioni e’ stato quelllo sui contenuti ed il futuro dell’IPTV.
Il 2006 si e’ configurato come l’anno della nuova generazione dei servizi video come per esempio l’HDTV, ma sopratutto ha segnato l’inizio del contrattacco della televisone via cavo e via satellite verso le altre forme di distribuzione video. Nessuno realmente si aspetta che che le piu’ importanti compagnie di media stiano a guardare mentre il cuore del loro business televisivo e’ minacciato. Ora che l’IPTV si e’ affermata come tecnologia possibile e come un reale business, ma sopratutto ora, che si sta dimostrando una minaccia nell’ordine prestabilito della distribuzione video, sta per avere inizio la battaglia tra vecchi e nuovi distributori di contenuti…..

Prima sessione: La broadband e la distribuzione dei contenuti

I lavori sono iniziati come una breve introduzione fatta da Danny Wilson, presidente e CEO della Pixelmetrix Corporation, e da Glenn Hall, antropologo dei media della HP, sull’evoluzione del medium televisivo dalle origini fino ad oggi. Glenn hall parlando dell’Iptv ha sostenuto come, in questo momento, sia necessaria un ibridazione tra DTT ed IPTV per lo sviluppo di quest’ultimo tipo di trasmissione; infatti data la complessita’ del modello, uno dei problemi fondamentali e’ quello di un management avanzato dei Set Top Box IP. Parlando del mercato pubblicitario poi , ha argomentato come gli investitori abbiano da guadagnare in una tipologia di trasmissione che per definizione e’ a due linee e quindi permette di avere maggiori informazioni sull’utente.Altro punto toccato: quello della morte nei prossimi sei anni del marchio dei canali televisivi, come sta accadendo con BBC.
Wilson ha aggiunto che, sebbene l’IPTV sia l’intersezione di due industrie, quella di internet e quella televisiva, con dinamiche di mercato differenti, la sua affermazione nei prossimi sei anni non e’ messa in discussione…il mercato cambiera’.
Succesivamente si e’ passati all’intervento di Peter Kerckhoff , Senior VP Product and Marketing di T-Online, che ha spiegato il ruolo di Hollywood nello sviluppo del mercato IPTV. Kerckhoff ha sottolineato come le compagnie di telecomunicazioni (Telcos) siano ben posizionate per giocare un ruolo di leader nello sviluppo del mercato e pronte per affrontare la distribuzione dei contenuti degli Studios.
Ha parlato di come la distribuzione sottointenda la sicurezza -napster e’ stato uno shock non solo per il mercato della musica- ha argomentato- “ gli studios farebbero meglio a collaborare con gli attori chiave locali piuttosto che fare per proprio conto ed iniziare a schierarsi nel vasto mercato “. Kerckhoff e’ passato ad analizzare le ARPU (Average Revenue Per User) che la sua azienda si aspetta, e a spiegare l’importanza dell’interattivita’ nel modello IPTV di T-Online.
Proprio a riguardo della sicurezza e’ intervenuto Dom Stasi, CTO di TVN Entertainment, che ci ha parlato delle nuove strategie per combattere la pirateria grazie alla Digital Watermarking o filigrana digitale. Questo tipo di filigrana, opera della Widevine Technologies, oltre naturalmente ad essere robusta, cioe’ a sopravvivere nelle copie, rende possibile una tracciabilita’ del prodotto. Sostanzialmente vi sono tre tipologie di filigrane diverse che vengono introdotte durante il ciclo di produzione, il ciclo distributivo e per finire nel ciclo di consumo, cosiche’ sia possibile riconoscere da dove la copia pirata sia uscita fuori ed intervenire di conseguenza.
Dopo Stasi e’ stata la volta di Aubrey Schneggenburger, VP for Worlwide Pay per view & video on demand della 20Th Century Fox . Ms Schneggenburger ha illustrato le operazioni necessarie per il marketing ed il merchandising dei film Hollywoodiani per l’On Demand. Ha parlato dell’interfaccia utente che rappresenta il miglior strumento di marketing per l’On demand “il servizio di navigazione deve avere una buona organizzazione della configurazione, e’ necessario infatti semplificare le operazioni per dar modo al consumatore di aumentare le proprie opportunita’ di visione del prodotto”. I messaggi chiave del marketing devono essere “visione del prodotto 24 ore su 24, sette giorni su sette, slegata da qualsiasi tipo di restrizione, la possibilita’ di ordinare dal divano, facilita’ di utilizzo del servizio”. Altri punti chiave elencati sono “esposizione del consumatore ad una molteplicita’ di contenuti, dare l’idea che il prodotto sia sempre fresco e rinnovare frequentemente le offerte promozionali”. Dall’altro canto, Ms Schneggenburger, invitava ad usare termini semplici per descrivere il servizio e nuovi per definire il video on demand. Misure strategiche sono: la pubblicita’ , mirare al target, per canale, fascia oraria e sopratutto utilizzare i database con le informazioni sul cliente per una offerta mirata….insomma una lezioncina di marketing con un internezzo delle prossime produzioni FOX.
Il pezzo forte e’ stato comunque il Coffe Break dove ho fatto la conoscenza di John Moulding, Editor in Chief di Digital Media Publishing, con cui dopo aver scambiato le classiche quattro chiacchiere sul tempo e sul prezzo delle case, siamo arrivati a parlare di BSkyB. E’ venuto fuori che il colosso del satellite in Gennaio ha acquistato il service provider inglese Easynet…le compagnie Pay Tv sono pronte per l’esplosione del DSL….BSkyB infatti con Easynet dara’ il via ad un vero e proprio servizio di VOD…Sky by Broadband… con oltre 200 film consultabili in qualsiasi momento…La riprova di questo e’ la nuova generazione di STP che saranno presto nelle case degli abbonati..i nuovi STP infatti oltre a supportare l’HDTV sembra che abbiano una porta Ethernet..proprio la presenza di questa porta sarebbe il punto di fusione tra satellite e broadband..ma naturalmente il buon Murdoch l’aveva gia’ annunciato che sarebbe entrato nella rete…riguardo l’acquisizione di Easynet il CEO di Sky, James Murdoch ha affermato “ l’eccitante possibilita’ di combinare intrattenimento di qualita’ con una significante connessione veloce” . Ma piu’ di tanto non c’e’ da stupirsi….una voce di corridoio e’ infatti quella dell’interessamento di DIRECTV nei collegamenti ad alta velocita’ con il WiMAX.. ma su questo pare che ci sia il massimo riserbo il commento del portavoce di DIRECTV e’ stato “stiamo esplorando le opportunita’ nell’arena del broadband”…..continua……

Caso Google

Gennaio 21, 2006 on 2:04 pm | In Politica, Tecnologia | 60 Comments

di Michele Mezza
Una conferma ogni tanto fa bene al cuore. Sopratutto per chi, in questi tempi di incertezze e precarietà, vive come noi boderline, al confine della stravaganza. la tempesta scoppiata ieri su Google è una di queste conferme. intanto una premessa di metodo: jimmy ieri ha bruciato tutto il sistema giornalistico italiano, cogliendo la notizia in tempo reale. Complimenti. meno bene il modo in cui ha risposto il gruppo: ragazzi non possiamo dissertare sulle magnifiche sorti del web e dei blog, addentrandoci sulle specifiche di questo o quell’applicativo e poi quando ci casca il mondo in testa non accorgecene. Siamo osservatori del sistema mediatico non ingegneri:lo scenario innanzitutto.Per cui mettiamoci sotto e ragionaniamo su cosa sta avvenendo partecipando al blog!
Veniamo al merito: perchè lo scontro fra Google e casa Bianca è una conferma, almeno per me. Perchè è una delle esplicitazioni della cosidetta diffidenza tecnologica , di cui ciancio nel libro. Siamo ad un conflitto moderno, dove il potere politico, il più evoluto ed emancipato dal punto di vista innovativo come è quello americano, va a sbattere sull’ingovernabilità della rete.Questo è il nodo: la rete è potente ed ingovernabile. Fino ad ora, in economia, potenza e ingovernabilità non si erano mai incontrate. Quello che economicamente contava era governabile, stava nell’ambito di un sistema di valori, di una gerarchia che vedeva appunto il sistema politico-istituzionale americano al centro della scena. Ora non è più così. La rete è multiforme, ad accesso simultaneo da tutti i bordi, ed è transnazionale.Il combinato disposto di questi tre fattori determina l’allarme di Bush. Perchè i due giovin signori di Google hanno detto no ? perchè allinearsi, come ha fatto Yahoo o microsoft voleva dire perdere appeel e valore.Perchè il titolo di borsa è caduto del 8,5% ? perchè il mercato ha capito che siamo ad uno snodo strategico: chi comanda sulla rete ?
Questa è la domanda. io credo che siamo entrati un una fase dove la potenza che la rete rende disponibile per gli individui decentrati non è più compatibile con l’attuale sistema geo politico.E’ plausibile, come pensano alla Casa Bianca, di estendere alla rete il sistema di controllo che governa il mercato del petrolio o dell’oro? ossia un sistema geo referenziato.Per politica geo referenziata intendo un sistema che si basa su una forte identità istituzionale nazionale, il caro e vecchio stato nazione, dominato da un gruppo dirigente fortemente accentrato e omogeneo. Insomma la politica tradizionale che prese corso dalla pace di westfalia ed è giunta fino a noi. Regge ancora ? io credo di no, credo che stiamo entrando in una fase in cui la politica, il sapere lo è da un pezzo, non è più geo referenziata, ma si organizza in base a circostanze occasionnali e orizzontali.Dove interessi, valori ed emozioni entrano nel gioco mutando ogni equilibrio.In questo gorgo ci è già caduto il sistema societico: il più fragile. Ora viene attaccato, siamo solo ai primi prodromi intendiamoci, l’altra superpotenza. l’Europa paradossalmente, proprio con la sua indeterminazione politica rischia di poter avere una nuova chance. Proviamo ad aprire un ragionamento ed una ricerca su questo focus: rete decentrata e politica geo referenzziata. In questo contesto potrebbe diventare anche più chiara l’eccezione cinese o il caso indiano.Iniziamo con una ricerca in queste ore sulla comunità americana: cosa si dice li del caso Google?. poi vediamo quali sono gli effetti negli altri scacchieri, a cominciare dalla Cina e l’Europa.Mettiamo al lavoro i sistemi di ricerca e sperimentiamo un lavoro sulle RSS concreto.

lezioni di un cronista

Gennaio 10, 2006 on 5:03 pm | In Tecnologia | 1 Comment

di Sigfrido Ranucci
Radiografia di un’inchiesta
Il risultato di questo nuovo ambiente multimediale, caratterizzato dalla possibilità di un approccio ai media in altri tempi proibitivo per il giornalismo con piccole o medie risorse dal punto di vista economico, consente di governare il nuovo che si propone, utilizzando delle “scorciatoie”. Vediamo come questo abbia avuto delle ripercussioni effettive in un tipo di giornalismo come quello italiano, ripercorrendo didascalicamente le tappe di un’inchiesta che ha fatto storia.

1.1 “Fallujah, la strage nascosta”
“Si è detto che quella in Iraq fosse la prima guerra in presa diretta, che tutto il mondo ha potuto vedere. Falso. L’occidente l’ha vista dal buco della serratura e anche da un solo punto di vista”.
Queste parole iniziano l’inchiesta del giornalista di RaiNews24 Sigfrido Ranucci “Fallujah, la strage nascosta”. Nell’inchiesta si ricostruisce il bombardamento con armi contenenti fosforo bianco sulla città di Fallujah nei primi giorni di novembre del 2004, dopo la conferma di Bush alle presidenziali. La validità dei documenti presentati è stata smentita dal Pentagono nei venti giorni successivi alla messa in onda del servizio, salvo essere poi ammessa dopo la partecipazione e l’interessamento all’argomento nei blog americani, in cui l’inchiesta continuava a diffondersi mentre i canali di informazione ufficiale si sono mossi in ritardo ma infine avallando la validità della testimonianza, come nella pubblicazione di un articolo del “New York Times”.
In realtà, altri canali avevano denunciato la sperimentazione americana di armi chimiche su Fallujah, come il “The Independent”, il “Sydney Morning Herald” e il “San Diego Union Tribune” . Ma perché non sono riusciti ad avere ripercussioni della portata dell’inchiesta di RaiNews24?
Mancava il supporto delle immagini.

1.2 Tappe di un’inchiesta di networking
Lo spunto da cui si è dipanata la ricerca di Ranucci è l’intervento su invito del Parlamento Europeo a Mohammed Tareq al Deraji nel giugno 2005. Egli è biologo e direttore del centro studi per la difesa dei diritti umani. Gli vengono concessi alcuni minuti per denunciare ciò che è avvenuto nella seconda battaglia di Fallujah, ma la stampa non presta attenzione, con l’eccezione di Ranucci. Mohammed è in possesso di alcune foto e filmati che ritraggono dei corpi sfigurati, disciolti dal calore ma con i vestiti intatti. Le immagini sono state fatte dai medici che avevano il compito di sgomberare i cadaveri, il filmato porta la data 18 novembre 2004. Si parla di una pioggia di fuoco che scendeva dal cielo sulla città la notte precedente. A questo punto il giornalista cerca delle conferme all’ipotesi della provenienza dei corpi, che nelle foto hanno un numero di identificazione che scopre poi riportato nei registri cimiteriali redatti sotto la supervisione dell’autorità americana, che contengono nome, quando possibile, luogo di ritrovamento e di sepoltura. Questo porta alla conferma che si è in presenza di vittime di Fallujah. A questo punto Ranucci riesce a rintracciare due ex marines di stanza a Fallujah disposti a parlare, in particolare Jeff Englehart, soldato del terzo battaglione della prima divisione che si trovava sul luogo il giorno degli (ancora) presunti bombardamenti. Egli racconta in un’intervista come effettivamente fosse stato programmato e realizzato dall’esercito americano un bombardamento sulla città con armi che utilizzano il MK77, un’evoluzione del napalm, nel gergo militare “Willy Pete”. “Il fosforo esplode e forma una nuvola, chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato”, è la testimonianza del soldato americano.
A questo punto, Ranucci cerca negli archivi Rai per vedere cosa restava nelle “eveline” di quei giorni e scopre che la notte dell’8 novembre la Reuters aveva inviato un filmato che riprendeva la pioggia di sostanze incendiarie che cadevano sulla città di Fallujah. L’ultima verifica da fare è allora rivolgersi a degli esperti in grado di rilevare se l’effetto riscontrato sulle vittime riprese è effettivamente imputabile al fosforo bianco. Ottenuta questa ultima conferma, dopo un lavoro di mesi il reportage viene montato e mandato in onda.

1.3 Che cosa succede in Iraq?
La struttura e la tipologia di realizzazione del servizio attuata dal giornalista di RaiNews24 ci spinge ad addentrarci in alcune considerazioni, risultato di una proficua discussione durante l’intervento di Sigfrido Ranucci ad una lezione del corso di Teorie e Tecniche di Nuovi Media .
Partiamo dall’analisi di due dati che sono emersi con particolare forza durante l’ultima guerra in Iraq. Innanzitutto la guerra appare sempre di più come laboratorio di un’innovazione sempre più instabile, che va incrementata rapidamente. Durante lo svolgimento di operazioni di guerra aperta, c’è l’opportunità di provare delle innovazioni. La guerra ci appare allora come lo stadio di una filiera industriale, il momento di un test che ha risvolti sulla potenza e sull’aspetto commerciale di uno stato che appare sempre più profondamente legato a quello militare. Ogni tipo di amministrazione americana sembra quasi mettere a punto nel corso del suo mandato una propria “arma”. Il perfezionamento di armi ad onde corte (microonde), risulta essere il “fiore all’occhiello” dell’amministrazione Bush. Questo tipo di armi vengono sperimentate, in contesti geografici diversi, dalle truppe statunitensi costituite da mercenari di origine sud o centro americana. Ci sembra significativo anche il fatto che il bombardamento del MK77 su Fallujah sia stato posticipato, come testimonia il soldato Englehart, all’ufficializzazione dei risultati elettorali presidenziali.
Il secondo aspetto riguarda la struttura assunta dalla guerra: è interessante fare un paragone tra la guerra del Vietnam e l’odierna guerra in Iraq. Potremmo considerare la prima come una guerra che si serviva di un esercito di tipo “lineare”, che coinvolgeva indistintamente dai vertici della Casa Bianca all’ultimo soldato impegnato. Oggi potremmo azzardarci a considerare l’esercito americano come “digitale”, in quanto costituito tramite contratti con aziende a cui viene “appaltato” un servizio. Una tipologia di lavoro che comprende aziende di sicurezza che producono saperi, competenze e che, utilizzando diverse strategie, rispondono ad altri centri di comando, sperimentando uno dei modi di fare networking.

1.4 Uno scoop o l’apertura di nuove prospettive?
Abbiamo tenuto a sviluppare questi due elementi al fine di poterci avvicinare al nucleo del nostro ragionamento che riguarda le evoluzioni dell’approccio giornalistico in quello che definiamo sistema multimediale dell’informazione, attenti alle concettualizzazioni specificate da Michele Mezza di networking e giornalismo cross-mediale in maniera sistematica nel testo “Media Senza Mediatori”, riedito da Morlacchi nel 2005.
Quello che qui ci interessa sottolineare, senza addentrarci in questa sede in una analisi teorica approfondita, è il ruolo specifico del giornalista che appare come interprete in grado di decifrare la lettura di documenti che non sono realizzati più da grossi apparati giornalistici , ma anzi di stampo indipendente e addirittura amatoriale, come dimostrano le immagini giunteci dalla guerra in Iraq, girate in questo caso dall’équipe di Mohammed Tareq al Deragi, in altri casi dagli stessi militari impegnati al fronte. La produzione di documenti si pone così al di fuori di qualsiasi attività professionale, anticipandola.

A seguire analisi sul lavoro del “giornalista cross-mediale”: nuove interpretazioni e prospettive.

Wireless Broadband: iniziano le sperimentazioni in Italia

Dicembre 19, 2005 on 5:41 pm | In Tecnologia | 3 Comments

di Sara Quadraccia
In occasione delle Olimpiadi di Torino del 2006 Riccardo Ruggiero, amministratore delegato di Telecom Italia, annuncia l’avvio della sperimentazione del Wi-bro, una tecnologia sviluppata dalla Samsung.
Telecom e Samsung hanno infatti siglato un accordo per sperimentare per la prima volta in Italia tale tecnologia. Il WiBro (Wireless Broadband) è considerato il passaggio successivo al Wi-Max, ultima frontiera del Wi-Fi.
Riccardo Ruggero, in un articolo apparso su repubblica.it ha spiegato a grandi linee la nascita del Wi-Bro: “in parte si tratta di una tecnologia già nota, quella del WiMax. Il Wi-Max è stato usato finora solo per collegamenti “privati” sulle lunghe distanze e la banda può arrivare fino a 100 mega, se non di più. E’ insomma un tipo di collegamento professionale, per le aziende di telecomunicazioni o per le società che hanno bisogno di collegare fra di loro uffici e palazzi. E il Wi-Max ha sempre funzionato, finora, solo in postazioni fisse, cioè non mobili. La Samsung ha lavorato intorno a questo Wi-Max e ne ha ricavato un sistema che può funzionare anche per i telefoni cellulari. Può funzionare, insomma, esattamente come i Gsm o l’Umts oggi. In mobilità. Questa nuova tecnologia (che presto diventerà uno standard internazionale) si chiama Wi-bro e consente appunto di raggiungere velocità elevatissime di trasmissione e una banda teoricamente quasi infinita”.
Più precisamente, il Wi-Bro è una tecnologia sviluppata in Corea del Sud come standard fortemente voluto da Samsung, vera e propria compagnia di bandiera del Paese del sud-est asiatico. Questa tecnologia può trasmettere in un raggio variabile di 1-5 Km un segnale dati con una capacità tra 30 e 50 Mbit/s al secondo (massimo teorico, quello effettivo sarà di circa 20 Mbit/s) e può funzionare anche da dispositivi in movimento fino ad una velocità di 120 Km/h (ottima per le automobili). Wi-Bro utilizza frequenze radio che necessitano di licenza, una limitazione della libertà ma che dà il vantaggio dell’assegnazione in esclusiva dello spettro, eliminando così le interferenze di altri operatori. (zeusnews.it)
La sperimentazione, che fa seguito ad altre condotte in altri Paesi del mondo, sfrutterebbe dunque l’ambita vetrina delle Olimpiadi, che porterebbe sicuramente vantaggi alle aziende coinvolte, ovviamente in caso di un’esperienza positiva.
Quella delle Olimpiadi di Torino sarà dunque la prima dimostrazione in Italia della tecnologia Wibro. Verrà montata un’antenna e verranno messi a disposizione alcuni cellulari a scopo dimostrativo. Dalla Corea arriverà anche il presidente di Samsung. Per l’occasione verrà inoltre commercializzato un telefonino Samsung WiBro: il H1000, con tastiera Qwerty pieghevole e fotocamera da 2 megapixel, compatibile con tale tecnologia di trasmissione. Insomma, le due aziende si stanno dando un gran da fare per dare visibilità all’evento.
L’articolo di Repubblica.it riguardo a questo argomento parlava di rivoluzione multimediale e di supercellulari con toni entusiasti. Effettivamente di super cellulari si tratta, e forse il grande successo di cui godono in genere i cellulari in Italia e soprattutto la loro forte penetrazione tra la popolazione potrebbe effettivamente innescare una rivoluzione multimediale mai conosciuta prima.
Una volta ultimata la rete Wibro, la differenze tra la rete fissa e la rete cellulare scompaiono, in quanto sul cellulare si potranno avere le stesse identiche prestazioni (in termini di velocità di banda) che prima si potevano avere solo in casa o in ufficio. La famosa convergenza fra fisso e mobile, a questo punto sarà totale, Telecom infatti, sta già lavorando a una sorta di offerta flat, indipendente dal dispositivo utilizzato (pc o cellulare).
Secondo l’amministratore delegato di Telecom Italia “nel 2007 si potrà dare il via alla commercializzazione di questo servizio. Come sempre, poi, servirà un po’ di tempo perché il sistema si diffonda. Ma già nel 2008, cioè fra due anni, il Wi-bro dovrebbe essersi fatto largo e dovrebbe essere diventato uno standard abbastanza diffuso non solo per l’intrattenimento ma anche per il business. Stiamo per entrare in un nuovo mondo. Un mondo dove saremo sempre seguiti da questa banda a 20 mega”.

Radiografia di un’inchiesta

Dicembre 5, 2005 on 6:52 pm | In Politica | 2 Comments

di Sigfrido Ranucci

Mohammed Tareq al Deraji, biologo e direttore del centro studi per la difesa dei diritti umani, nel maggio del 2005 esce, per la prima volta dall’inizio della guerra, da Fallujah, destinazione Roma.

L’organizzazione umanitaria “Un ponte per…”, con l’aiuto di alcuni parlamentari di sinistra convoca una conferenza stampa che risulta praticamente deserta.

Anch’io non ero tra i pochi cronisti presenti. Era il mio primo giorno di ferie dopo tanto tempo. Ma l’ufficio stampa dei parlamentari mi avverte che Mohammed ha portato materiali fotografici e filmati inquietanti. Avviso i colleghi della Rai, alcuni anche di testate importanti, ma non possono andare alla conferenza di Mohammed perche’ sono dirottati dai rispettivi caporedattori ad occuparsi del traffico del “ponte di fine settimana”.

Chiedo quando posso rintracciare Mohammed, mi rispondono che il direttore del centro studi per la difesa dei diritti umani di Fallujah sarebbe stato ascoltato dal Parlamento Europeo a Strasburgo. E’ il 5 giugno. Anche la sala della conferenza stampa preliminare all’audizione di Strasburgo e’ vuota, come sono vuoti gli scranni del parlamento europeo. A Mohammed vengono concessi pochi minuti per denunciare quello che era avvenuto durante la battaglia di Fallujah.

Ma l’attenzione della stampa, soprattutto quella italiana e’ dedicata alle invettive contro Ciampi da parte della delegazione Leghista guidata da Borghezio. Questa volta pero’ sono presente, Mohammed mi mostra delle foto e dei filmati che mi sconvolgono: mostrano dei corpi sfigurati che non mostrano apparenti segni di ferite. I volti sono fusi dal calore, i vestiti sono praticamente intatti.

Le foto ritraggono persone morte durante il sonno, altre mentre pregavano. Mohammed ci racconta anche di una pioggia di fuoco che scendeva dal cielo sui quartieri della città di fallujah, di gente che prendeva fuoco, di persone che faticavano a respirare. Avevo pero’ la necessita’ primaria di capire se quei corpi sfigurati fossero effettivamente di Fallujah. Notai che le foto avevano un numero di identificazione che scoprii essere riportato nei registri cimiteriali redatti sotto la supervisione dell’autorita’ americana.

Quei registri riportavano il nome, quando era stato possibile identificare la vittima; il luogo di ritrovamento, e spesso erano i quartiere di Jolan o di Ascari, quelli cioe’ piu’ colpiti dai bombardamenti americani; ma soprattutto vi era scritto il luogo di sepoltura. Queste informazioni erano fondamentali per avere la certezza che eravamo alla presenza delle vittime di Fallujah. A questo punto ci siamo messi alla ricerca di militari Usa che fossero disponibili a parlare.

La rete in questa ricerca e’ stata fondamentale. Abbiamo scoperto il “soldato Ekkle”. Ekkle, un nickname, aveva cercato di raccontare la vera storia dell’Iraq, ed era stato contattato anche dal settimanale Diario dal collega Mario Portauova che mi aiuto’ a rintracciarlo. Dopo 40 giorni di scambi di mail riuscii a convincere Ekkle a materializzarsi con il suo vero nome: Jeff Englehart, soldato del 3 battaglione della prima divisione, di stanza a Fallujah durante i bombardamenti del novembre 2004.

E’ lui a raccontarci del bombardamento con armi contenenti fosforo bianco sulla citta’ nei primi giorni di novembre, subito dopo la conferma di Bush alle presidenziali. Cercai allora negli archivi della Rai, nei contributi internazionali, per vedere cosa era passato tra le ‘eveline’ in quei giorni. Con grande sorpresa scoprii che la notte del 8 novembre era stato inviato dalla Reuters un filmato che riprendeva la pioggia di sostanze incendiarie che cadevano sulla citta’ di fallujah.

Data e descrizione del filmato erano coerenti con le testimonianze di Mohammed, che ci aveva parlato di una pioggia di sostanze incendiarie, e con la testimonianze del soldato Jeff, che ci aveva parlato di fosforo buttato sulla citta’ in una data tra il 7 e il 10 novembre. A quel punto mostrammo il materiale fotografico e filmato delle vittime e del bombardamento a degli esperti medici e militari che ci hanno confermato che alcune delle ferite sui corpi potevano essere provocate dal fosforo.

Solo dopo tali verifiche abbiamo deciso di andare in onda con quello che sarebbe risultato il piu’ grande scoop della storia della Rai, un’inchiesta che ha piegato il Pentagono. Ma e’ stato effettivamente uno scoop? Eppure il materiale era li’ a portata di tutti…….

Cellulari e Web, naufragar è dolce in questo mare…

Dicembre 1, 2005 on 2:08 pm | In Tecnologia | 6 Comments

di Sara Quadraccia
“Se va avanti di questo passo i cellulari dobbiamo trovare il modo di venderli ai pali della luce e agli animali domestici”, così ha esordito ad una conferenza Mauro Sentinelli, Direttore generale Tim, e non è difficile capirne il perchè.
I telefoni cellulari rappresentano il segno più evidente del successo della tecnologia wireless. I dispositivi di comunicazione portatili come telefoni cellulari e palmari hanno riscosso negli ultimi anni un grande successo commerciale, dal 1996 infatti, il numero di abbonati a servizi di telefonia mobile ha superato il numero di nuovi abbonati di telefonia fissa.
Quindici anni fa, pochi avrebbero scommesso che la telefonia mobile sarebbe diventata uno dei più significativi nuovi media: i primi telefoni mobili erano valigette piuttosto ingombranti, più status symbol che autentici oggetti d’uso, oggi il nuovo medium s’incorpora nel cittadino già dalla prima adolescenza, i dispositivi sono diventati sempre più leggeri e compatti e l’uso della tecnologia digitale ha reso possibile fornire una serie di nuovi servizi.
Il progresso tecnologico cui si è assistito in questi anni ha consentito inoltre l’integrazione di Internet nei dispositivi di comunicazione wireless. Secondo una stima (dato Federcomin), attualmente i dispositivi Internet wireless superano il numero di dispositivi Internet cablati. Le tradizionali infrastrutture di rete, costituite da stazioni fisse sono integrate da stazioni mobili (i cellulari) in grado di svolgere nuove funzioni e di fornire ulteriori servizi oltre al traffico voce.
Questo ha portato a dei cambiamenti nelle abitudini degli utenti che prima di accostare l’orecchio al cellulare guardano il display per vedere chi è, il fatto di guardarlo il telefono non sorprende più, guardare il display è diventato il vero elemento distintivo dei nuovi terminali e delle loro caratteristiche d’uso, in quanto ci sono occasioni curiosità e bisogni che lo schermo del cellulare ha imparato a intessere per noi.
La penetrazione dei telefonini nella popolazione ha registrato negli ultimi anni un trend che non potrà più ripetersi, nel 2001 il 79% degli italiani possedeva già un cellulare (dato Federcomin).
Il ciclo della voce ormai è finito o meglio è finita la crescita esponenziale dei minuti di conversazione che gli utenti effettuano ogni giorno, nasce la necessità di creare ulteriori occasioni di consumo a chi un cellulare in tasca già ce l’ha, puntando sui contenuti del display per sfruttare i cellulari non più solo come dispositivi per la comunicazione interpersonale, o come semplici modem utilizzati per connettersi ad Internet tramite un computer portatile, ma per qualcosa che assomiglia tanto al mondo dei media o al broadcasting (si pensi al fenomeno del DVB-H, Digital Video Broadcasting Handheld), e soprattutto come uno strumento autonomo per la navigazione in Rete (utilizzare direttamente il display del cellulare per la navigazione in Internet) .
Lo strumento di comunicazione personale che abbiamo in tasca si è trasformato così in un nuovo medium. In un articolo di Stefano Betti, “Sms, 300 milioni di messaggi per le news”, uscito sul quotidiano della comunicazione .com, viene riportato che “a metà del 2002 gli Italiani leggono più il display del cellulare che la prima pagina del Corriere della sera o di Repubblica”.
Il primo elemento a passare nel mondo wireless è stata la voce. Ora l’attenzione è rivolta alla connessione ad Intentet e ai nuovi servizi che ne derivano.
L’ottimismo nei confronti di Internet e cellulari è frenato però dal risultato di alcune ricerche che restituiscono cifre sconfortanti (Fonte: S. Betti, “I padroni del display. Alle soglie delle nuove generazioni chi vuole controllare i contenuti e perché”, Apogeo), “su 43 milioni di utenti italiani non più dell’1% usa veramente la funzione di navigazione del proprio cellulare, anche se sono molti di più quelli che hanno in tasca un terminale compatibile. La situazione di stallo è ancora più evidente dal lato dell’offerta: una rete tascabile promettente ma inspiegabilmente vuota quella dei cellulari italiani”.
Uno dei motivi del distacco con il quale gli utenti accolgono Internet sul display è che lo trovano incredibilmente vuoto. I terminali mobili sono incompatibili con la maggioranza dei siti presenti sul Web, inoltre sono poche le realtà che sviluppano siti per questa piattaforma o che vanno oltre ad una presenza vetrina per il loro marchio (wallen garden).
Si evidenziano inoltre tra i nuovi servizi offerti e supportati dai vari operatori telefonici problematiche di compatibilità nella trasmissione e nella ricezione dei contenuti. Ogni operatore cerca di dimostrare come la propria interpretazione della tecnologia sia la migliore, al punto che non si adotta un formato standardizzato, in grado di offrire le stesse cose su tutti i cellulari, ma qualcosa di molto più instabile. Questo mette una pesante ipoteca sui nuovi servizi offerti dalle reti mobili, l’ipotesi che l’utente debba scorrere liste di compatibilità per verificare se certi contenuti siano buoni o meno per il proprio telefonino terrorizza sia gli operatori di rete e i fornitori di contenuti (difficoltà di vendita del servizio) che gli stessi utenti (difficoltà di accesso al servizio). Per capire a cosa mi riferisco basta fare un giro nella sezione dei feed rss del sito di Repubblica, se si vogliono attivare servizi d’informazione sul proprio cellulare bisogna prima selezionare il tipo operatore (verificando che quest’ultimo supporti il servizio richiesto) e poi scegliere il proprio modello di cellulare tra una lista di cellulari compatibili, infine sottoscrivere una registrazione al sito, lasciando i propri dati personali e il numero di cellulare sul quale si vuole ricevere il servizio, che nemmeno a dirlo è a pagamento…
Vista la situazione nel giugno 2002, operatori, costruttori di reti e di terminali, sviluppatori di applicazioni e di contenuti si raccolgono attorno all’Open Mobile Alliance (OMA, www.OpenMoblileAlliance.org), alleanza che riunisce oltre trecento aziende. Tra gli obiettivi che si è data l’OMA c’è quello di raggiungere la piena portabilità, realizzando uno standard che consenta ad ogni possessore di apparecchio mobile di accedere a qualsiasi servizio a valore aggiunto indipendentemente dalla marca del cellulare, dal software che lo fa funzionare, dal gestore telefonico e dalla tecnologia di rete.
L’OMA non è l’unica organizzazione a porsi il problema della portabilità e degli standard condivisi (sia in ambito cellulare che per il Web in generale), sono infatti numerose le organizzazioni come il W3C (World Wide Web Consortium, www.w3c.org), il Wap Forum (www.WapForum.org) e altre che sono impegnate su questo fronte considerato di fondamentale importanza per lo sviluppo futuro del Web e dei sistemi cellulari.
Quando l’uso della navigazione Web si diffuse anche su dispositivi diversi dai tradizionali computer, cominciò ad essere avvertita la necessità di un linguaggio diverso rispetto all’HTML in quanto quest’ultimo non risultava del tutto adeguato a consentire un accesso universale al Web. L’HTML è stato progettato considerando come client unicamente il computer, la presenza di altre tipologie di client (telefonini, palmari, ecc.) porta a riformulare le specifiche del linguaggio. Sulla portabilità poggia l’enfasi con cui aziende del calibro di Nokia, Motorola, Ericsson o Siemens guardano a nuovi linguaggi come ad esempio all’uso dell’XHTML in sostituzione dell’HTML.
Come progetto per la mia Tesi di Laurea ho sviluppato un Web aggregator che ho utilizzato come esempio di portabilità dei contenuti Web. L’applicazione sviluppata è una particolare tipologia di sito Web che svolge la funzione di aggregatore di contenuti, in questo caso news, la cui caratteristica principale è di essere fruibile sia tramite pc che tramite telefono cellulare.
L’obiettivo è quello di fornire un unico punto d’accesso a notizie provenienti da varie fonti, ogni news è composta da un titolo, una breve descrizione e un link di rimando al contesto originale tramite il quale è possibile leggere per intero il testo della notizia. Il vantaggio per l’utente è notevole, poiché ha la possibilità di accedere alle varie notizie attraverso un unico sito Web (detto l’aggregatore), evitando dunque di dover visitare, uno per uno, i siti da cui provengono le notizie stesse magari solo per scoprire che non ci sono stati aggiornamenti dopo la sua ultima visita. Questo permette all’utente di trovare notizie in velocità e di diminuire quindi i tempi di ricerca.
Come afferma Michele Mezza nel suo libro “Media senza mediatori” (Morlacchi editore), il materiale sul Web c’è, il difficile è trovarlo. Il problema infatti è “la selezione delle notizie, la riduzione di quel immane e indistinto brusio che ci insegue ovunque ad una gerarchia decifrabile di contenuti. Una selezione che non può non avvenire in base a valori e interessi di riferimento. […] Questo è il passaggio che da valore aggiunto al prodotto. Valore che può essere ritrovato solo nella capacità di guidare la navigazione individuale nella foresta informativa, fornendo punti di riferimento per acquisire […] l’offerta di notizia alluvionale”.
In questo contesto il ruolo del Web aggregator è quello di fare da mediatore tra fornitori di contenuti (news), reti (sia Web che cellulari) e utenti finali.
Varie tecnologie sono state utilizzate per lo sviluppo del Web aggregator tra cui l’XML, l’ASP, e l’XHTML. La formattazione grafica è stata associata a dei file chiamati CSS o fogli di stile. L’utilizzo dei CSS risulta fondamentale se si desidera visualizzare le news su diversi tipi di dispositivi, si possono infatti creare più file CSS, ognuno dei quali contenente un tipo di formattazione adeguata alle caratteristiche tecniche del dispositivo di destinazione.
Nel caso del Web aggregator sono stati creati due file: uno con una formattazione grafica più ricca adeguata alle caratteristiche dello schermo di un pc, l’altro con una formattazione di base adeguata alle caratteristiche del display di un cellulare.
Le pagine del Web aggregator così strutturate oltre ad essere fruibili sia tramite pc che tramite telefono cellulare risultano inoltre accessibili.
Rendere un sito accessibile significa rendere i contenuti fruibili a tutti, con particolare attenzione agli utenti affetti da qualche forma di disabilità (ipovedenti, non vedenti o con limitazioni di altro tipo), consentendo di raggiungere una vasta fetta di pubblico che solitamente risulta svantaggiata o totalmente impossibilitata a navigare la maggioranza dei siti (compresi quelli di pubblica utilità).
Un sito accessibile risulta inoltre più chiaro e facile da navigare per tutti gli utenti (disabili e non) e in conformità con la Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 dal titolo “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, comunemente nota come “Legge Stanca” o “legge sull’accessibilità”.
L’architettura del Web aggregator, accessibile sia da pc che da telefono cellulare, possiede caratteristiche innovative in quanto la portabilità tra pc e cellulare è una nuova tipologia di servizio che attualmente non viene fornita dai Web aggregator che si trovano in rete.
L’innovazione non sta nel creare un sito Web che fa da aggregatore di contenuti, in quanto nel Web già esistono e sono numerosi i siti che forniscono questo tipo di servizio. L’innovazione sta invece rendere fruibile il sito e i suoi contenuti sia tramite pc che tramite telefono cellulare o altri dispositivi (palmari, browser testuali e screen reader).

La velocità non è tutto

Novembre 24, 2005 on 3:54 pm | In Tecnologia | 20 Comments

Di Jimmi Fascina
Nel libro Mediasenzamediatori, Michele Mezza ci presenta il pensiero di Paul Virilio.

Se facciamo un analisi dell’attuale panorama ed esaminiamo i trend futuri a brevissimo termine ci accorgiamo che Virilio sbaglia.

Non è più la velocità del messaggio che determina la natura della comunicazione, bensi’ è la sua accessibilità e la capacità di farsi trovare che la determina.

In un mondo che sarà sempre più veloce a causa della diffusione della banda larga non ha più senso pensare che è la velocità il discriminante, tutti saranno veloci.
Fenomeno questo che inevitabilmente avverrà non perchè i fornitori di servizi abbiamo visto la luce e compreso che è una necessità sociale che il maggior numero di persone possibile dovrebbe avere accesso alla rete, bensi’ come sempre, è il desiderio dell’incremento dei guadagni che promuove questo cambiamento: stanno esplorando tutta una nuova serie di servizi come l’IPTV, il video on demand, ecc che necessitano giocoforza di più banda passante per tutti, miglior definizione audo-video, senza le quali risulta impossibile avere un desiderio di accedere a questi nuovi servizi.

Si discute molto del futuro del giornalismo e della formazione,di come sia la capacità di analizzare in velocità il discriminante che dia un senso a questa professione.

Premesso che le due cose vanno di pari passo, perchè un bravo giornalista è in primis un buon educatore, di nuovo è necessario capire che è l’accessibilità che dermina la natura della comunicazione e non la velocità.

Posso essere un fulmine a scrivere notizie autorevoli ed interessantissime, ma se la pagina delo blog che le ospita è sempre irraggiungibile per guasti tecnici oppure la sua formattazione la rende illegibile o chi legge non capisce quello che scrivo perchè il mio stile è contorto, allora io non esisto.

Ecco perchè al momento le più grandi rivoluzioni nel giornalismo e nella formazione sono il pc a 100 dollari di Negroponte, che alzerà inquantificabilmente la soglia di accessiibilità alle informazioni prima nel “terzo mondo” e poi più avanti anche nel primo, perchè le aziende che ci hanno investito dei soldi, sono interessantissime a trasportare il progetto anche nel mondo “industrializzato”.

Posso solo domandarmi cosa succederà quando metà degli abitanti della terra avranno un computer, considerando che se inizialmente costerà 100 dollari, quanto tempo ci vorrà prima che il prezzo si riduca della metà e poi di nuovo della metà? Vogliamo poi parlare della concorrenza?

La seconda notizia rivoluzionaria, se tutto va come sembra, l’ingresso di Google come Super Provider mondiale, fornendo banda larga a tutti a gratis o a prezzi bassisimi per mezzo del wi-fi o della fibra ottica, per darci la possibilità di usufrire dei suoi servizi mentre guadagnano soldi a palate grazie ai dati raccolti sulle abitudini degli utenti raccolte per mezzo delle pagine che visitiamo, delle foto che vediamo, dei blog in cui scriviamo, ecc.

L’attuale stima degli utenti connessi ad Internet corrisponde a circa un miliardi di persone, circa un settimo della popolazione globale. Queste due iniziative potrebbero portare facendo una stima pessimistica a circa il doppio di questo valore. Cosa succederà quando una delle due cose accadrà? E chi può prevedere l’effetto sinergico di queste due iniziative? Quali figure professionali nasceranno inevitabilmente in un mondo connesso 24 ore su 24 e che condivide tutte le notizie?

Non è quindi la velocità, anzi non necessariamente chi parte prima parte in vantaggio.

Flock, il browser sociale, nasce dopo Firefox potrebbe soppiantare il genitore, perchè si focalizza su tutte quelle funzioni di condivisione, comodità , democraticità che ha fatto dire ad alcuni “Ha tutte le funzioni che Firefox doveva possiedere”.

La compagnia dietro Flock da ormai per assodato che non è più possibile pensare un browser per la rete senza tenere in conto il bisogno di fruibilità ed accessibilita alle risorse presenti sulla stessa.

Anzi il suo rilascio lampo per voler battere in velocità il papà Firefox gli ha fatto rischiare un clamoroso buco nell’acqua in quanto non è ancora un prodotto maturo.

I nuovi mediatori saranno quelli che sanno non solo prevedere e sfruttare questo panorama, ma ne sono anche i promotori: prendiamo il caso di Google, che nasce dopo Microsoft, dopo Yahoo e ormai sta incamerando utili da capigiro in tempi brevissimi.

Non è stato il suo dare risultati più velocemente degli altri, ma la sua interfaccia semplicissima, priva di publicità, comoda, ed orientata ai bisogno dell’utente che ne ha decretato la sua vittoria, e in tempi più recenti la compagnia ha fatto un ulteriore passo avanti seguendo questo ragionamento utilizzando sempre di più l’intelligenza diffusa della rete, ecco spiegato perchè hanno comprato un servizio come Blogger, anchesso comodo, intuivo ed integrato con gli altri servizi di Google, come Gmail o Picasa, il recentissimo black out di tutti i servizi ruotanti attorno a Goggle che ha messo nel panico molte persone è stato un chiaro esempio di come non possiamo più star lontani dall’accessibilità dello stesso.

Solo capendo questo ci si rende conto che il pensiero di Virilio non è più adatto ad interpretare i prossimi scenari futuri.

La tv pubblica: americani ed italiani

Novembre 16, 2005 on 6:20 pm | In Politica, Tecnologia | 4 Comments

di Michele Mezza
È una vera lezione quella ci viene dagli Stati Uniti per la dignità e la competività del servizio pubblico radiotelevisivo. È segno che la storia non vuole proprio morire e le nuove talpe scavano con maggiore lena delle precedenti.
Raccomandiamo la lettura alla commissione parlamentare di Vigilanza.
La notizia è richiamata fin dalla prima pagina del New York Times di questa mattina:l’ex presidente della Corporation for Public Broadcasting , l’istuzione incaricata di assicurare la piena indipendenza e autonomia dalla politica e dalla economia delle emittenti radiotelevisive pubbliche, Kenneth Y Tomlinson è finito sotto inchiesta per aver piegato la programmazione delle emittenti che doveva tutelare in favore degli interessi della Casa Bianca.
Una vera bomba nel pur frenetico scenario multimediale statunitense. Un ulteriore segno che la stella di George W Bush è molto meno sfavillante di qualche tempo fa. La vicenda contiene tutti gli elementi del manuale della perfetta democrazia liberale. Un’istituzione, nata nel cuore della nuova frontiera , a meta degli anni 60, come la Corporation for Public Broadcasting, che viene data in pasto ad un arrivista del partito di governo che briga per smussare ogni critica o autonomia dell’informazione pubblica che , imperando ancora il partito mandante, viene messo sotto inchiesta dai servizi ispettivi della sua stessa compagnia, con l’accusa di aver violato la legge e la minaccia del carcere, altro che censura parlamentare.
L’inchiesta, durata alcuni mesi, ha infatti accertato che Tomlinson ha violato l’intero corpo giuridico che tutela l’indipedenza della PBS, la televisione pubblica Americana.
A cominciare dalla programmazione delle news, dall’assunzione di giornalisti accomodanti con il potere, dalla promozione di dirigenti vicini al partito repubblicano. “Con la sua gestione- hanno spiegati, scandalizzati, gli inquirenti americani- la programmazione televisiva è diventata un tema da agenda politica “.
A parziale giustificazione , lo staff di Tomlinson , ricorda che all’inizio dell’anno c’era stata una grande battaglia al congresso sul finanziamento del servizio pubblico, fortemente contrastata dai repubblicani.
Per ottenere lo stanziamento di 400 milioni di dollari, si fa intendere, l’ex presidente avrebbe cercato di ammorbidire l’opposizione della casa Bianca nei confronti della PBS.
Ma, spiega il rapporto consegnato dagli ispettori della stessa Corporation for Public Broadcasting , nulla può giustificare lo stravolgimento delle regole: i programmi del servizio pubblico, si afferma nel rapporto con grande enfasi, devono essere creativi, attuali e competitive, ma soprattutto devono essere contraddistinti dalla massima obbiettività ed equilibrio.
Altrimenti, si conclude, cade la ragion d’essere del servizio.
Scorrendo il documento ci si imbatte in una infinità aneddottica di malversazioni commesse da Tomlinson, quali: programmi prodotti su misura per giornalisti compiacenti, finanziamenti a strutture clientelari, assunzioni in deroga ai requisiti professionali, imposizioni di dirigenti fidati.
Tutti atti che non alimentano la polemica politica ma l’attività della magistratura che dovrà valutare, leggi sul Comunication Act alla mano, l’entità delle violazioni e la pena da richiedere.
La casa Bianca viene esplicitamente indicate, da questi ispettori che giova ricordarlo sono dipendenti pubblici, come il mandante delle malversazioni.
Si adombra , oltre che l’ipotesi di violazione della legge sull’indipedenza del servizio pubblico anche l’inquinamento del mercato televisivo, per i danneggiamenti arrecati ad uno dei competitor, quale la PBS.
Cose che accadono davvero solo in America.
Due forse i punti di più immediata riflessione per il caso italiano : la forza di un servizio pubblico considerato, per legge, elemento di equilibrio e di sviluppo dell’intero sistema nazionale delle comunicazioni; la tutela giuridica dei concetti di autonomia e indipendenza che espone anche il potere politico, perfino nelle sue forme istituzionali più estreme, ai rigori di una rivolta civile del sistema.
A qualcuno può venire un’idea per il nostro paese o dagli Usa dobbiamo copiare solo gli iPod ?

Chi controllerà Internet?

Novembre 16, 2005 on 12:00 pm | In Politica | 28 Comments

di Michele Mezza
Lo scontro fra europei e americani, per il controllo della rete, si sta avvicinando al color bianco.
Per la prima volta a dividere le due sponde dell’atlantico non sono questioni legate al rapporto dollaro euro e o a decisioni di protezionismo commerciale ma il tema più immateriale del mondo: la gestione della rete.
Gli Stati Uniti difendono come diritto inalienabile il fatto che l’intero reticolo di Internet rimanga gestito dal proprio governo.
Si tratta questa di una situazione che incredibilmente si protrae da venti anni, da quando il web era poco più di un rotary club della ricerca universitaria.
Allora , dopo una prima fase sperimentale, si decise che il Governo Americano, principale fruitore, avrebbe gestito la rete, in particolare la questione centrale della gestione degli indirizzi IP.
Diciamo una specie di un gigantesco consorzio di bonifica che cura il buon funzionamento della canalizzazione dell’ acqua in una regione agricola.
A gestire il traffico, certo in maniera non casuale fu demandato il ministero del tesoro Americano. segno che una qualche importanza, fin dall’inizio veniva data alla rete.
Oggi il quadro e’ completamente diverso.
La rete regola il flusso pulsante che alimenta, più ancora delle attività economiche , il pensiero di circa un miliardo di persone.
Azioni vitali, strategiche sono sempre più trasferite nel gorgo del web: difesa, finanza, formazione, informazione, conoscenza.
Come si fa a lasciare tutto al volontariato meritorio di qualche funzionario del tesoro Americano?
“Ma fino ad ora tutto è andato bene, perchè cambiare ?” Chiedono con la loro tipica sfrontata ingenuità gli americani.
Perchè a nessuno verrebbe in mente di delegare ad altri la gestione della propria zecca e del proprio sistema di comunicazione, rispondono increduli gli europei.
Increduli del fatto che la cosa non sia considerate ovvia dagli USA.
Eppure è così.
Insieme agli europei sale la spinta dei nuovi protagonisti: India, Brasile, e soprattutto Cina: tutti reclamano i diritti di cogestore che vengono dal fatto che , gradualmente, stanno diventando i gruppi nazionali prevalenti nella rete.
Si tratta di definire, come per i circuiti finanziari, una convenzione internazionale che non permetta a nessuno di orientare discrezionalmente il flusso della rete.
Oggi gli americani potrebbero farlo due volte.
La prima, con il diritto del competitore tecnologico più forte, potrebbero deformare il funzionamento del sistema grazie al fatto che i principali soggetti che alimentano tecnologicamente la rete sono tutti a stelle e strisce ( Microsoft, Sun Microsystem, Oracle, Apple, Google,ecc).
Secondariamente, grazie al loro controllo di tutti i meccanismi operativi, potrebbero decidere di bloccare o modificare il funzionamento dei servizi a base internet in intere regioni del globo.
Già oggi la gestione del servizio di delivery, ossia l’indirizzario, gestito dalla Icann, un organismo apparentemente internazionale, deve sottostare ad un continuo gradimento del tesoro Americano.
La partita dunque è davvero grossa, e sta diventando grossissima.
Infatti se non sono bubbole quelle di cui parliamo ordinariamente nei nostri convegno, dove giustamente si ragiona di convergenza fra Internet e Tv, dove la prima sempre più decisamente tende a diventare il centro produttivo e la seconda malinconicamente si sta declassando a struttura distributive, allora non dovrebbe sfuggire, almeno per la parte più appariscente,di formazione del senso comune, cosa significhi condizionare il funzionamento della rete.
Siamo in procinto di decidere come comunicheremo in uno stadio avanzato, dove televisione, contenuti, e linguaggi giungeranno sempre da più lontano rispetto ai mercati di consumo.
Difendere una dimensione consortile della rete significa salvaguardare quella che una volta di chiamava l’eccezione culturale, ossia la piena cittadinanza sul mercato del sapere di modelli e valori diversi.
Questo vale per l’Europa che su questa battaglia potrebbe ritrovare una sua identità e un suo orizzonte propulsivo.
Ma vale per tutti i paesi in via di sviluppo, che sempre più stanno abbandonando la logica della riproduzione di modelli economici altrui.
Vale anche per situazioni più limitate, come ad esempio il processo di liberalizzazione del sistema comunicativo nazionale, dove si rischia di passare da una situazione distorta dal conflitto d’interesse berlusconiano ad una in cui le realtà nazionali sono tendenzialmente limitate ad un ruolo puramente distributivo rispetto a grandi centri produttivi transnazionali.
L’irrompere sulla scena delle grandi televisioni ad alta definizione imporrà una nuova torsione al sistema delle autonomia produttive, con la minaccia di nuovi oligopoli imposti dagli alti costi delle materie televisive.
Sul versante opposto abbiamo un nuovo reticolo di televisioni leggere che saranno alimentate direttamente dalla rete.
In entrambi i casi bisogna ricostruire una nuova idea di sovranità e di libertà alla fonte.
E bisogna farlo subito, dando voce alla richiesta PRIMARIA: internet e’ oggi una lingua e non un linguaggio, un bene essenziale per la convivenza e non può essere di nessuno. Anzi deve essere di tutti.
Un’idea anche per il governo che verrà.

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